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Ce ne siamo occupati anche noi de L’Arno.it. Ora sul ritrovamento della ciocca di capelli di Leonardo dice la sua il direttore del Museo degli Uffizi, Eike Schmidt:  “Questa cosa sulla ciocca è veramente una cosa sciocca. Nessuno specialista ci crede e tra l’altro è estremamente improbabile che una ciocca di Leonardo potesse essere ritrovata in una collezione privata americana”. Schmidt lo ha detto alla presentazione, nell’auditorium Vasari degli Uffizi, dell’annullo filatelico da parte di Poste Italiane di 4 nuovi francobolli dedicati a Leonardo da Vinci, nell’anniversario dei 500 anni della sua morte.

“Per giunta – ha aggiunto Schmidt – si può anche dire che la tradizione di collezionare ciocche di famosi personaggi oppure dei propri cari risale al romanticismo, all’Ottocento. Sarebbe stato completamente fuori epoca per il Rinascimento. Solo per i Santi martiri, nemmeno i Beati, si tenevano parti del corpo ma sicuramente non per grandi scienziati e grandi artisti. Di Beethoven abbiamo ciocche che potrebbero essere di centinaia di migliaia di musicisti,
di persone con i capelli grigi, proprio perché c’era questa ‘cioccomania’ nell’Ottocento”. Il direttore degli Uffizi invita tutti alla prudenza: “Non lasciamoci troppo prendere dall’entusiasmo per Leonardo: questa cosa non vale nemmeno la pena di essere analizzata nel dettaglio”.

La ciocca di capelli in mostra a Vinci

Il direttore del Museo Ideale di Vinci, Alessandro Preziosi, ha presentato la ciocca di capelli che sarebbero attribuiti, oltre a un anello proveniente dalla stessa collezione di colui che ritrovò i resti considerati di Leonardo tra le rovine del castello di Amboise: “La storia della preziosa reliquia – spiega Vezzosi – inizia nel 1863 quando Arsène Houssaye, scrittore e ispettore generale dei musei di provincia francese, amico di Delacroix e Baudelaire, venne incaricato da una commissione imperiale di ricercare la tomba di Leonardo tra le rovine del castello di Amboise, dove Leonardo era stato inumato il 12 agosto 1519. Egli ritrovò i resti di quelle che individuò come le ossa e il cranio dell’artista-scienziato, grazie anche ad alcuni frammenti lapidei di un’iscrizione riconducibile al nome di ‘Leonardus Vinci’; poi furono ricomposti nella tomba della Cappella di Saint Hubert del Castello Reale di Amboise. I documenti da oggi esposti a Vinci attestano che Houssaye trattenne per sé due reliquie. Infatti, nel 1925, Harold K. Shigley, colto e appassionato collezionista americano di cimeli, acquistò a Parigi dal pronipote di Houssaye, ‘una ciocca di capelli di Leonardo e un anello di bronzo trovato sul dito del Da Vinci”.

“Nel 1985 – ha aggiunto Agnese Sabato, co-curatrice della mostra – questi due reperti sono passati nelle mani di un altro collezionista americano che, nel 2016, avendo saputo delle nostre ricerche sulla genealogia di Leonardo, ci ha contattati. Dopo tre anni di lavoro, siamo riusciti a riportare in Italia questi reperti, che oggi possiamo finalmente mostrare nel Museo Ideale di Vinci. La reliquia dei capelli non è solo un documento storico, né un semplice cimelio, bensì uno strumento straordinario di conoscenza. Grazie al confronto con i risultati degli esami scientifici del Dna dei discendenti viventi del fratello di Leonardo, Domenico, e di alcune sepolture della stessa famiglia Da Vinci – ha proseguito Sabato – che abbiamo individuato con lunghe ricerche e presentato nel 2016, si potranno fare fondamentali verifiche. Se i capelli sono compatibili con il dna dei discendenti si potrà sequenziare il dna di Leonardo. E si farà comunque chiarezza sui resti contenuti nella tomba di Leonardo ad Amboise”.

 

 

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