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Finisce prima del previsto l’esperienza di Monica Calamai alla guida della Direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale, in altre parole la sanità toscana. La super dirigente è rimasta in carica poco più di un anno. È stato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, a decidere di sollevarla dall’incarico sostituendola con Carlo Tomassini, già a capo dell’azienda ospedaliera universitaria pisana. E pensare che era stato proprio Rossi a volerla in quel posto, con annesse aspre polemiche perché aveva formalizzato la sua nomina ancor prima della chiusura dei termini per le presentazione della candidature. Ma cos’è che ha fatto cambiare idea a Rossi? A quanto pare la decisione della Calamai di candidarsi per un posto da dirigente della Sanità nel Lazio

Queste le parole con cui Rossi ha spiegato la sua mossa: “Da tempo si susseguono notizie e voci relative alla volontà della dottoressa Calamai di cessare il proprio rapporto di lavoro con la Regione Toscana per accettare nuovi incarichi in altri enti fuori dalla regione. Il rincorrersi delle notizie, nonostante le smentite, ha determinato una situazione di incertezza e ha minato l’autorevolezza e l’affidabilità degli atti e delle strategie della direzione del dipartimento nei confronti dei dirigenti del sistema sanitario regionale e dei funzionari della direzione stessa, nonché degli attori della sanità regionale”.

A Rossi durissime accuse da Forza Italia

A stretto giro di posta arriva il commento dei vertici regionali di Forza Italia, attraverso il  coordinatore regionale Stefano Mugnai e il capogruppo in Regione Maurizio Marchetti: “Dopo quasi vent’anni che Enrico Rossi, prima da assessore e poi da governatore, di fatto è il gran burattinaio della sanità toscana ormai lo si sa: quando annaspa esce di senno e si rende protagonista di gesto di puro discontrollo che più hanno a che fare con la sua indole che col buon senso amministrativo. Nel caso specifico della rimozione di Monica Calamai dal verticissimo della sanità regionale, Rossi altro non fa che sconfessare l’impostazione che lui stesso ha impresso al settore e di cui Calamai è stata senz’altro la più attenta esecutrice. Politicamente prendiamo atto del tafazzismo del governatore che fa dei suoi bracci armati di lungo corso dei capri espiatori”.

“Negli anni – ricordano ancora Mugnai e Marchetti – Rossi ha scelto Calamai per i ruoli chiave negli spazi apicali più delicati della Toscana. La manager si è sempre rivelata di tale efficacia nell’applicazione delle direttive di Rossi sulla sanità da aver ottenuto l’effetto schiacciasassi ovunque sia stata collocata. Livorno, Arezzo, Careggi poi in particolare e ora l’assessorato sono stati teatri di fughe eccellenti sotto la sua guida. La serialità di certe dinamiche difficilmente è un caso. In tutto ciò, però, per Rossi ha sempre rappresentato quasi una alter ego. Diciamo – riflettono i vertici regionali degli azzurri toscani – che Calamai, ovunque è stata collocata, ha prodotto alla sanità toscana tutti i danni che Rossi le ha chiesto di produrre. Lei così come gli altri protagonisti del cordone sanitario di cui il governatore si è sempre circondato e le cui sorti ha legato a filo doppio con le sue”.

Poi dagli esponenti azzurri arriva l’affondo finale: “Qui siamo al tramonto, come dimostrato anche dai Governance Poll pubblicati l’altro giorno dal Sole24Ore in cui il gradimento del presidente della Toscana precipita. Poteva Rossi tramontare da solo? Figuriamoci. Dopo di lui, secondo lui, ci dovrà essere il diluvio. Invece ci saremo noi, Forza Italia e il centrodestra, a rimboccarci le maniche per riaggiustare quanto lui, non le sue falangi, ha la responsabilità politica di aver sciupato”.

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