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Antonio Casalini

Narciso Latini, il capostipite, era un tipo tosto e guardato con occhio benevolo dalla sorte. Nel corso della seconda guerra mondiale infatti, si trovò coinvolto nel naufragio di una nave da guerra diretta in Libia. Si salvarono solo 30 degli 800 giovani imbarcati…

In qualche modo la guerra finisce e Narciso torna nella sua Certaldo e da lì, dopo breve tempo, si trasferisce a Firenze dove, nel 1949, rileva la fiaschetteria dello zio, in via della Vigna Nuova, a ridosso di via de’ Tornabuoni. Qui si mesceva il vino, si giocava a carte e si mangiava quel poco che la mamma Maria cucinava in casa (uova sode, pappa al pomodoro, ribollita). Dopo poco nasce Giovanni e ben presto capisce che… bisogna darsi da fare! Infatti, appena uscito di scuola, il ragazzo deve dare una mano in bottega, pulendo le verdure che la mamma portava dal vicino mercato dei contadini di Piazza Santo Spirito ed il sabato e la domenica servire i clienti al banco.

Il tempo passa e la famiglia si allarga, con la nascita del piccolo Torello. Di conseguenza la fiaschetteria non basta più a sfamare tutti e il bravo Narciso, con una buona dose di coraggio, nel 1965 rileva un locale più grande, in Via dei Palchetti, nelle scuderie della famiglia Rucellai di cui erano affittuari.

Gli affari vanno bene fin da subito, ma il destino di Narciso, in qualche modo tragicamente legato all’impeto delle acque, lo fa trovare nel bel mezzo dell’alluvione del novembre 1966. “L’Arno trabocca laggiù dalla falla…”, come cantava il compianto Riccardo Marasco e travolge tutto. Bisogna rimboccarsi le maniche e cominciare tutto daccapo.

La famiglia Latini però non demorde e in sette giorni riesce ad aprire di nuovo i battenti rinnovando, con l’occasione, la cucina e fornendola di una grande griglia a carbone che finalmente permette di proporre agli avventori, quella che diventerà un’icona della cucina toscana: la bistecca alla fiorentina!

Gli anni passano e i tempi cambiano. Ci sono ristoranti storici che diventano ritrovi culturali. A Verona, all’inizio degli anni 80, nasce il “Premio Culturale 12 Apostoli” (dal nome dell’omonimo ristorante) e Firenze, capitale della cultura, non vuole essere da meno. Il personaggio da premiare quell’anno è la star del giornalismo Indro Montanelli, ma non si riesce a trovare un locale che ospiti l’evento. Le ragioni sono facilmente comprensibili: Montanelli all’epoca, nella Toscana del “profondo rosso” politico, era visto come un personaggio scomodo. Nasce così, in maniera del tutto casuale il “Premio Latini” consistente in un bel prosciutto da consegnare al vincitore. Negli anni a seguire, verranno poi premiati moltissimi altri personaggi della cultura italiana: Spadolini, Mario Soldati, Enzo Biagi… il gotha dell’espressione letteraria italiana di quegli anni.

Nel frattempo Giovanni, ormai adulto e imprenditore di fiuto, lascia il locale al fratello e apre un albergo/ristorante nella natia Certaldo, che poi farà condurre dalle figlie. Nel 2007, finalmente, rileva l’Osteria n°1 di via del Moro, a due passi da Santa Maria Novella, e la trasforma nella sua “Osteria da Giovanni“, meta d’obbligo per tutti i gourmet, che gestisce con l’aiuto della figlia Caterina.

Il nostro mentore Carlo Volponi, medico per hobby e Gastronauta per passione, riassume così le caratteristiche dell’Osteria:

Tipico locale fiorentino con cucina prettamente toscana e quindi impegnativa come porzioni e sensazioni gustative. Buono il risultato finale. Di eccellenza il servizio e l’accoglienza da parte di tutto il personale in sala. Caterina e Giovanni sono due splendidi anfitrioni”.

E allora… che bistecca alla fiorentina sia! Magari annaffiata da un bel Chanti 2008 del Podere Campriano di Greve in Chianti.

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