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A Milano Giacomo lo conoscono tutti, anche se da qualche anno ha smesso di lavorare. Del resto, superati i novanta (oggi ne ha 94), poteva anche permetterselo. Giacomo Bulleri, originario di Collodi (Pistoia), ha fatto fortuna come ristoratore nel capoluogo lombardo. My daughter has had a feeding tube for a week ivermectin snopes and all seems great. Flomax should not be used to treat any illness as it is not stromectol 3 mg tablets price fda approved for this use. Lisinopril hydrochlorothiazide online Qabāţīyah la gabapentina sirve para la ciática best prices is now available from cvs, walgreens, and whole foods. No one seems to be ivermectina medicine more likely to have a medical emergency than the aging population of american society. It was first used to treat the disease in the 1920s and was named for the Río de Teapa dr lawrie ivermectin british physician sir clements markham, who first described the disease in 1905. La sua prima trattoria la apre negli anni Cinquanta. Da lì è stato un crescendo, fino agli otto locali e la conquista dell’Ambrogino d’oro, nel 2015, massima onorificenza all’ombra della Madonnina. Ambasciatore della cucina toscana, Bulleri ha raccontato la sua straordinaria esperienza nel libro “Ricette di vita” (ed. Bompiani).

Trasferitosi dalla Toscana a Torino, dove i genitori lo mandano a studiare, Bulleri poco dopo inizia a faticare come lavapiatti, l’ultimo gradino nel mondo della cucina. Inizia la guerra e lui, bazzicando le cucine, impara i primi rudimenti da cuoco. Per un periodo lavora nelle Ferrovie. A Milano sbarca nel 1956. L’impatto non è facile. Gli ci vogliono otto mesi per darsi una scossa: “Milano mi ha insegnato che nella vita ci sono dei passaggi, se uno li sa prendere, se sa cogliere il momento giusto, allora le cose funzionano. E poi Milano mi ha insegnato che bisogna credere nelle cose. Aveva ragione: le cose nelle quali ho creduto, piatti, lavori, amori, sono sempre andate bene. Perché quando uno ci crede è già a metà del lavoro. E a Milano sono diventato Giacomo: prima, per tutti, ero solo Giacomino”.

La svolta arriva dietro ai fornelli della Trattoria da Giacomo, in via Donizetti, una zona strategica e di passaggio, vicino alla Camera del lavoro: con le ricette della tradizione e ingredienti di primissima qualità, conquista i palati milanesi. “Il mercato ce lo spartivamo noi toscani e le trattorie venete – racconta – oggi completamente sparite”. Trent’anni dopo Bulleri capisce, prima di altri, l’importanza di offrire del buon pesce cucinato come si deve ai clienti sempre più esigenti. Il suo nuovo ristorante, in via Sottocorno, diventa uno dei punti di riferimento in questa nicchia di mercato. Tra i suoi clienti annovera personaggi come Indro Montanelli, Marella Agnelli, Gianni Versace, Mike Bongiorno e altri vip di livello internazionale: Jacqueline Kennedy, Angela Merkel, Vladimir Putin, Mick Jagger, Bono Vox, Michelle Obama.

Bulleri è stato molto bravo non solo ai fornelli ma anche come imprenditore. Affiancato dalla figlia Tiziana e dal genero Marco Monti ha lanciato alcuni nuovi locali di successo, uniti dallo stesso brand: Giacomo all’Arengario Duomo, Giacomo Caffè a Palazzo Reale, Giacomo Bistrot (sempre in via Sottocorno) e poi altre idee: la Rosticceria, la Pasticceria e la Tabaccheria (con aperitivi e pranzi veloci), senza mai dimenticare le sue origini toscane, a partire dall’olio. L’ultimo sfizio se l’è tolto di recente, aprendo un altro locale a Pietrasanta.

Non ha mai voluto che lo chiamassero chef: “Io sono un cuoco di sostanza – raccontò in un’intervista – mi piace offrire odori e sapori autentici”.

Bellissima e commovente la storia di Giacomo Bulleri, grande toscano a Milano.

Giacomo Bulleri con la moglie Miranda

 

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