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Diciassette arresti (4 in carcere e 13 ai domiciliari) e centotrenta persone indagate dopo una vasta operazione che ha sgominato due gruppi criminali che, secondo le accuse, avrebbero messo in piedi una serie di truffe ai danni di compagnie di assicurazioni e amministrazioni pubbliche. L’inchiesta, portata avanti dai carabinieri e dalla questura di Massa con il coordinamento dalla Procura di Massa Carrara, ha interessato anche le province di La Spezia, Lucca e Pistoia.

Tra le persone arrestate vi sarebbero avvocati, medici legali e medici specialistici che lavorano in strutture sanitarie della zona nonché un agente della polizia municipale, un investigatore privato specializzato nel ramo dell’infortunistica stradale, un pr di un noto locale del litorale versiliese, operai e titolari di stabilimenti balneari. I reati contestati: associazione per delinquere finalizzata al fraudolento danneggiamento dei beni assicurati, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, falsità materiale ed ideologica commessa da pubblico ufficiale e da privato, estorsione ed abuso d’ufficio.

L’operazione, condotta dalla polizia e dei carabinieri, è stata chiamata “Il botto“. Il meccanismo era ben oliato: venivano simulati falsi incidenti stradali e falsi infortuni, con un danno stimato in almeno 3 milioni di euro. Le indagini, coordinate dal pm Alessandra Conforti, sono iniziate nel 2015 dopo alcune segnalazioni. “È solo la punta dell’iceberg”, ha detto la pm.

Infortuni creati a tavolino

Le due organizzazioni avevano un accordo con alcuni medici inseriti nei reparti più sensibili, sia dell’ospedale di Massa – pronto soccorso – radiologia e medicina, sia di altri ospedali, con l’ausilio di agenti della locale polizia municipale e di altri pubblici ufficiali nonché sulla connivenza solidale di medici specialisti-fiduciari delle compagnie assicurative destinati ad accertare e valutare l’esistenza dei danni biologici dei ‘falsi’ infortunati. Coinvolti i titolari di alcuni centri di fisioterapia, numerosi avvocati specializzati nel campo delle richieste risarcitorie, titolari di carrozzerie e decine di persone indigenti che si prestavano a simulare falsi sinistri per ottenere cospicui risarcimenti dalle compagnie.

Quasi mai gli incidenti erano di grossa entità. Anzi, secondo la Procura il “danno biologico” non superava il 14%, giusto per non destare sospetti. Ma giravano, comunque, bei soldi. In un caso si parla di centomila euro truffati. Come in un film gli “attori” si scambiavano i ruoli, passando da vittime del sinistro a parti lese, oppure, a seconda delle necessità, testimoni. Secondo le forze dell’ordine la maggior parte dei sinistri era inventato di sana pianta. In pochi casi (circa il 5%) erano gonfiate le valutazioni dei danni a seguito di incidenti realmente accaduti.

 

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