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Il “no alla moschea” è stato uno dei cavalli di battaglia del centrodestra pisano. Ma questa scelta politica deve fare i conti con le leggi dello Stato (in primo luogo il divieto di discriminare in base alla religione). La Giunta guidata dal sindaco Michele Conti si è mossa, così, bloccando il centro culturale e di preghiera islamico nel quartiere di Porta a Lucca, attraverso gli strumenti urbanistici di cui dispone. Per tutta risposta l’Associazione culturale islamica di Pisa ha deciso di ricorrere al Tar della Toscana, come annunciato al Comune dall’imam Mohammed Khalil.

Gli islamici pisani hanno impugnato le delibere recentemente approvate dalla giunta comunale e il conseguente avvio del procedimento finalizzato a modificare il regolamento urbanistico nelle parti in cui prevede la possibilità di realizzare un luogo di culto in una area privata, con il conseguente esproprio del terreno. Il procedimento di variante urbanistica prevede di realizzare un parcheggio pubblico nel posto dove la precedente Giunta aveva previsto la costruzione della moschea. “Tuteleremo il nostro diritto ad edificare in ogni sede giudiziaria – ha detto l’imam Khalil – contro ogni atto che sembra ispirato dal solo desiderio di contrastare libertà fondamentali riconosciute dalla Costituzione”.

Sull’argomento moschea pubblichiamo l’intervento del segretario provinciale del Partito socialista italiano, Carlo Sorrente.

Il Partito Socialista Italiano è convinto che la comunità musulmana pisana, al pari delle altre comunità religiose, abbia diritto a dotarsi di un proprio spazio di culto, come previsto dalla Costituzione repubblicana.

A Pisa il luogo ove realizzare tale spazio per la comunità islamica era stato individuato dalla precedente Giunta, in un’area contigua alla via del Brennero, nel quartiere di Porta a Lucca, che, acquistata dalla comunità islamica, è stata oggetto di un progetto edilizio che avendo superato gli esami di conformità, risulta sia stato in condizioni di ricevere il permesso di costruire già prima delle elezioni del marzo 2018.

La Giunta comunale, scaturita dalle ultime elezioni, ha fatto dell’impedimento alla realizzazione di una struttura per il culto islamico (moschea) una ripicca, giustificata dietro il debole paravento d’improvvisi problemi di carattere ambientale e urbanistico che riguarderebbero l’intero quartiere di Porta a Lucca, ma in realtà a discriminare ora una religione.

I socialisti pisani ritengono che un atteggiamento di chiusura e di scontro con la comunità islamica pisana e non solo, sia un atto politico irresponsabile, semplicistico e culturalmente “aggressivo”, oltre che, in questa situazione, contrario al diritto tende a indebolire le posizioni più responsabili di quella comunità, a vantaggio degli orientamenti più radicali.

I socialisti pisani che non ritenevano e non ritengono il sito di via del Brennero adatto all’insediamento di un centro di culto e culturale, quale che sia la confessione religiosa ospitata, per la posizione prossima a una viabilità di collegamento con la città, la vicinanza al mercato bisettimanale e la forma disorganica dell’area, credono che sia opportuna la ricerca di una diversa soluzione, condivisa, che consenta la realizzazione di quanto richiesto dalla comunità islamica pisana in una nuova localizzazione urbana e che non determini costi aggiuntivi a carico né di quella comunità né della cittadinanza pisana.

In ogni caso i socialisti ritengono che una rinnovata intesa sulla realizzazione del centro di culto islamico debba essere accompagnato da un impegno formale di quella comunità al rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato italiano, in modo da eliminare la percezione di dubbi sulle fonti di finanziamento e di pericolo o d’insicurezza che si è diffusa in ampia parte della popolazione”.

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