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Il Magistrato Supremo era il massimo organo giudiziario del Granducato di Toscana. Istituito nel 1532 era formato da quattro consiglieri e presieduto dal principe. Il delegato del principe era detto luogotenente. Durante il periodo del granducato divenne un tribunale, con ampia giurisdizione.

Dallo studio di un archivio privato emerge il ruolo di Carlo Pitti, uno dei membri di tale organo, che agì dietro le quinte per l’istituzione del ghetto ebraico di Firenze (1571). La scoperta è stata fatta dall’archivista e paleografa Ippolita Morgese. Pitti esercitò un ruolo molto importante nel sistema di potere della Firenze al tempo dei Medici, come emerge dal libro “Nessuno sa di lui. Carlo Pitti, il vero artefice del ghetto ebraico di Firenze”, in uscita per la casa editrice “Le Lettere” (156 pag., euro 14.50). Fu proprio Pitti a fare le pulci ai banchieri ebrei che operavano in Toscana, ordinando il loro censimento e stilando poi la bozza del decreto di espulsione nei loro confronti.

I dossier elaborati da Pitti convinsero Cosimo I a chiudere i banchi ebraici, espellere gli israeliti e istituire il ghetto, dopo aver studiato quelli di Roma, Venezia, Ferrara e Mantova. Il ghetto fu creato a nord del Mercato vecchio, area che attualmente si estende tra piazza della Repubblica, via dei Pecori e piazza dell’Olio: una zona che al tempo di Cosimo I era una delle più malfamate della città. I Medici decisero di comprare tutte le proprietà, sistemarle e subito dopo affittarle agli ebrei, che fino ad allora vivevano soprattutto in Oltrarno, vicino all’area dell’ex sinagoga di via de’ Ramaglianti.

Disegnato dal Buontalenti il nuovo ghetto aveva due porte, una su piazza del Mercato, l’altra su via dei Succhiellinai. Il pozzo di piazza della Fonte forniva l’acqua a tutti gli abitanti del ghetto. Due erano le sinagoghe, una di rito italiano, costruita nel 1571, l’altra di rito levantino (fine XVI secolo). Distrutto da un incendio nella zona nord, nel 1670 iniziarono i lavori per il suo ampliamento. Nel 1750 gli ebrei ottennero la proprietà degli edifici. Il ghetto restò in funzione fino all’epoca napoleonica.

Nel 1670 la zona nord del ghetto fu distrutta da un incendio e dei lavori di ricostruzione si approfittò per estendere il ghetto – già sovraffollato – fino all’attuale via de’ Pecori. Nel 1750 agli ebrei fu concessa la proprietà degli edifici del ghetto.

Foto: “Mercato Vecchio a Firenze” di Telemaco Signorini (Wikipedia)

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