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Il Centro Sociale della Parrocchia di San Marco alle Cappelle di Pisa ha organizzato una visita ad una delle terre toscane dei presepi: la Garfagnana. Una bella occasione di socializzazione, arricchimento culturale, spirituale e di svago. Siamo davvero lieti di pubblicare la testimonianza della signora Antonella Barbetti.

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In ogni viaggio di scoperta, pur breve che sia, rimane un particolare che non si dimentica, che fa da spunto ad una riflessione più estesa, come quando gettiamo un sasso in una pozzanghera e le onde si allargano… e pensate… di cieli di presepi quanti ne vediamo. Nel presepe meccanico di Pieve Fosciana, un borgo delizioso in Garfagnana, il cielo non ha stelle disseminate qua e là bensì mostra la costellazione dell’Orsa Maggiore, con le sue sette stelle più luminose, raggruppate nel famoso asterismo del Grande Carro, a dimostrazione di quanto sia rilevante anche il più piccolo dettaglio. E infatti è proprio il dettaglio che ci crea curiosità, pensieri, voglia di conoscenza. Il presepe è questo.

Nei racconti di un artista che ha guidato il nostro gruppo abbiamo trovato risposte su come sono nati i presepi nella storia..  il primo personaggio, un piccolo Gesù Bambino, era un ciocco di legno come Pinocchio, poi nei secoli a seguire è stato scolpito e vestito di stoffe raffinate e offerto in adorazione alle gran dame. Poi su su la creazione degli altri personaggi attraverso i materiali più svariati che si sono susseguiti nel corso dei secoli… gesso, ceramica. Non vi dico di più perché vorrei solo essere la molla che vi fa saltare in quei luoghi dove chi dice che il tempo si sia fermato compie un errore.

Il tempo lì scorre velocissimo riproponendo tradizioni, curando eventi, iniziative, durante tutto l’anno e oggi aspettandoci per raccontare… Non dimentichiamo che, da sempre, a mandare noi uomini in avanscoperta tra bellezze e opere d’arte sono le nostre domande. Sì, perché quando in testa si affacciano domande è lì che l’essere umano si scopre desideroso di apprendere e di vivere quel palpito, quel sussulto della propria unicità, della propria grandezza e della voglia di condividere le riflessioni e gli spunti.

Camminiamo, in una nebbiolina bassa che ci sussurra all’orecchio che nel neolitico altri hanno già messo il piede dove noi volgiamo lo sguardo e l’alone di mistero che è nell’aria è testimoniato anche dalle tracce dell’epoca longobarda. Il pievano Gunduald, un nome forte e dolce a rappresentare un popolo che ha fatto sue opere e tradizioni trovate sul luogo senza contrastarle, senza distruggere; antichi ma saggi, che capivano che la cultura è salvifica, base per ulteriori e più grandi progressi. I presepi artistici in una sala della Pieve di questo borgo mostrano maestrie che lasciano stupiti: le forme del presepe con la Vergine Maria ancora in attesa del parto sono morbide, fanno passare il messaggio bellissimo del saper attendere, anche da parte del bue con lo sguardo rivolto dolcemente verso Maria. E poi il presepe che rispecchia fedelmente un angolo del borgo, quello nella lampadina, quello maestoso di impronta napoletana costruito da un’artigiana eccellente, che ha saputo unire la minuzia alla grandezza, dove i colori tenui utilizzati hanno esaltato l’opera più di mille luci.

Eccoci giunti nel cuore della Pieve di San Giovanni Battista, un trionfo del barocco, che ospita le reliquie del beato Ercolano, francescano autorizzato dal Papa Eugenio IV a fondare due conventi, uno qui a Pieve Fosciana e uno a Barga. Sapete che la Pieve era l’unico edificio religioso dove, in tutta la Garfagnana, si poteva ricevere il battesimo? Quanti chilometri dovevano percorrere le persone per esprimere e vivere la propria fede. L’altare della SS Annunziata cattura la nostra attenzione: contiene il gruppo dell’arcangelo Gabriele e di Maria Vergine, due statue in terracotta invetriata di Della Robbia, ed è come se da un momento all’altro ci coinvolgessero facendoci capire la grandiosità dell’Annunciazione. Vicino all’uscita il capolavoro del fonte battesimale ad immersione farebbe fare mille scatti fotografici. Entrare in questo scrigno di tesori, dagli altari, ai dipinti, opere del Quattrocento, del Seicento emoziona. E come diceva Rogert Ebert, un critico contemporaneo, “il tuo intelletto può confonderti, ma le tue emozioni non ti mentiranno mai”. Emozioni sentite anche nel nostro giro a Castiglione Garfagnana, borgo risalente al periodo di dominazione romana, forticato, dal nome Castrum Leonis (Castello del Leone): lì una chiesa romanica ​ longobarda, la Chiesa di San Michele, ci ha dato il benvenuto insieme al professore che l’ha onorata, presentandone la storia con grande passione.

Ed ecco che accanto, con l’ apertura del Deposito Museale (nella vecchia sede dell’Oratorio del 1600 già sede della compagni del SS Sacramento), ci ha spalancato l’incredibile: una stanza, un percorso fra storia della fede e dell’arte religiosa: la tela appena restaurata di San Paolino che benedice Lucca, gli ostensori, i paramenti sacri, argenti di fine Seicento sbalzati e cesellati di Giovanni Vambrè, le teche con gli ex voto, la collezione di vesti di manifattura lucchese del Settecento di seta e filo d’oro, gli strabilianti oggetti del Quattrocento, gli argenti, i calici del Cinquecento, le basi ornamentali per gli altari, i manti della Madonna, le tele e i tappeti. E opere imperdibili e sublimi tra le quali tre sculture lignee del Cinquecento di Vincenzo Civitali, nipote di quel Matteo Civitali che troviamo nelle sue maestose opere scultoree e architettoniche nella cattedrale di Lucca, luogo sacro che non esito a definire un forziere custode di splendori.

Un ultimo pensiero per accompagnare i vostri passi…. Baruch Spinoza, filosofo olandese del 1600, antesignano dell’Illuminismo, sosteneva questo: “La strada che porta alla conoscenza è una strada che passa per dei buoni incontri”. Occhio!

Antonella Barbetti

Il Centro sociale della Parrocchia di San Marco alle Cappelle di Pisa in gita in Garfagnana

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