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Nella chiacchierata che facciamo mi colpisce subito una cosa. Chiara Celli, guida turistica pisana, è entusiasta del proprio lavoro e la cosa che più le piace è poter far conoscere la sua città, non limitandosi al compitino ma andando dritta alle emozioni, al gusto di fornire mille curiosità e stimoli ai visitatori ed ai lettori dei libri che ha scritto insieme al suo collega, Alessandro Bargagna, per la collana “A giro per Pisa” (Marchetti editore).

Quando hai iniziato a fare la guida turistica?
Nel luglio 2008, ho festeggiato da poco dieci anni. Quando ho conosciuto Alessandro, a Volterra, durante un festival teatrale, stavo organizzando due itinerari turistici teatralizzati, “La via erbosa” e “La via dei molini”. L’idea mi era venuta andando a studiare gli storyteller irlandesi, tema su cui avevo scritto la mia tesi di laurea. City Grand Tour, l’associazione culturale che abbiamo creato con un gruppo di colleghi, è nata nel 2009.

Ti piace il tuo lavoro?
Moltissimo. Penso di aver avuto fortuna visto quello che avevo studiato (Chiara è laureata in lingue e letterature straniere, ndr). Ogni giorno per me è diverso dall’altro, così come ogni settimana. Non c’è mai modo di annoiarsi.

Mi dici un posto, diverso dal solito, che ti piace mostrare ai turisti?
Mi piace partire dal Murale di Keith Haring, che è un inno all’amore, al rispetto e un simbolo della città di Pisa. Haring lo realizzò dopo aver passeggiato a lungo per la città e letto la sua storia. Tuttomondo è stato creato proprio per Pisa. Di solito inizio da lì il mio percorso turistico, e lo concludo in Piazza del Duomo. Poi ci sono altri due posti…

Quali?
Il giardino dei santi Cosimo e Damiano, vicino alla chiesa di Santa Mari della Spina. È un bellissimo giardino sensoriale, dove si sente il fruscio delle piante, i profumi e il rumore della palline da ping pong di chi gioca (c’è un tavolo). L’altro è l’Orto botanico. Consiglio a tutti di leggere i nostri libri passeggiando in città. Potrete toccare con mano le cose che abbiamo descritto e le emozioni che abbiamo cercato di trasmettere…

In cosa le vostre visite si differenziano dalle altre?
Nel preparare i nostri tour non ci limitiamo a studiare sui libri ma parliamo anche con le persone, con i giovani e gli anziani. Per strada si creano diversi momenti conviviali in cui poter scambiare idee e impressioni con le persone del posto. Ci piace raccontare la città ricordando anche com’è cambiata, senza dimenticare i lavori artigianali che si continuano a fare ancora oggi.

Come è nata l’idea di scrivere dei libri?
Una volta un ragazzo venne a seguire uno dei nostri itinerari e gli piacque molto come lo avevamo organizzato. Ci mise in contatto con la editrice, Elena Marchetti, che apprezzò subito come lavoravamo e ci propose di scrivere dei libri. Buttammo giù una lista di titoli e così iniziò questa bella avventura.

A chi si rivolgono?
A tutti, ma fin da subito ci siamo accorti che vengono apprezzati soprattutto dai pisani o comunque dalle persone che già conoscono la nostra città. Diciamo che uno degli scopi dei nostri libri è cercare di incuriosire e stimolare i turisti a restare un po’ di più in città, per andare a scoprire alcuni angoli poco noti da noi raccontati. Questo ultimo volume appena uscito, “A giro per Pisa”, che tra l’altro prende il nome della collana, è rivolto a tutti e verrà tradotto in altre lingue per aumentarne la diffusione.

Progetti futuri?
Andare avanti coi libri e proseguire con il nostro calendario di visite, con appuntamenti che riproponiamo ed altri nuovi. Nel 2019, in particolare, dedicheremo un mese ai Medici, sull’onda anche del successo legato alla serie tv sulla Rai. Dedicheremo una giornata in Piazza dei Cavalieri, una a Palazzo Reale ed un bell’itinerario in bicicletta, in collaborazione con Vado e Vedo, di Michele Colombini.

Devi convincere un turista giapponese ad andare oltre Piazza dei Miracoli. Come fai?
Posso solo contare sul passa parola, sperando che chi ha fatto una bella esperienza con noi, o ne ha sentito parlare, ne parli e che, in questo modo, si diffonda un modo diverso di fare turismo a Pisa. Un po’ come quei grandi mutamenti che avvengono lentamente, goccia dopo goccia, sono sicura che tra un po’ di anni il messaggio che portiamo avanti arriverà. Per quanto mi riguarda cerco di lanciare dei segnali, a partire ad esempio dalla cinta muraria, su cui da poco è possibile camminare. Mi piace ricordare che coprivano un perimetro di sette km, all’interno del quale c’era una città non enorme ma di certo neanche troppo piccola. La loro immaginazione inevitabilmente si accende. Una volta, in cima alla Torre di Pisa, una famiglia americana mi disse che “bisognava tornare a Pisa e starci un mese” per poter visitare tutto ciò che si vedeva dall’alto. Ecco, la torre per me è come un faro. Acceca tutti e non permette di vedere oltre. Ma salendo in cima si scoprono le tante cose belle che ci sono nei dintorni.

Il prossimo libro quando uscirà?
Sicuramente prima del prossimo Pisa Book Festival.

Di cosa parlerà?
A differenza dell’ultimo, che come dicevo prima è rivolto a tutti, sarà tematico, riprendendo la serie della collana “A giro per Pisa”.

Se dovessi dare un consiglio a un giovane che vorrebbe diventare guida turistica, cosa gli diresti?
Gli direi di continuare a farlo finché gli piace e si sente spinto dalla curiosità e dalla voglia di fare. Al contempo gli ricorderei che, una volta dato l’esame di Stato, è lì che si inizia davvero a studiare, e che non si finisce mai. Bisogna mantenersi sempre curiosi, con gli occhi del viaggiatore. Per questo io stessa, ogni tanto, devo fare un bel viaggetto, per tenermi in allenamento.

Mi dici il posto più bello che hai visitato?
In Italia la chiesa di Santo Stefano a Bologna, davvero bellissima. Poi la Maremma, con il mare, il Monte Amiata e gli splendidi borghi medievali. Ma qui sono un po’ di parte, perché lì sono le mie radici. Infine, spostandomi in Sicilia, ti direi l’isola di Marettimo.

E all’estero?
Ultimamente mi è capitato di andare in Asia, dove tornerò presto. Mi affascina l’atmosfera di serenità e pace che si respira in certi posti, i sorrisi disinteressati delle persone. Ogni viaggio per me è come una ricarica, un pieno di energia.

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