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I meno giovani di voi ricorderanno che la Piaggio da Pontedera rischiò lo spostamento a Nusco, in provincia di Avellino, feudo di Ciriaco De Mita, potente leader della Dc. Si scatenò una battaglia durissima ma, alla fine, lo stabilimento metalmeccanico rimase a Pontedera. Ciò che è avvenuto in questi giorni, con il progetto di ampliamento della Scuola Normale di Pisa a Napoli, non è del tutto sovrapponibile al “caso Piaggio”, ma ci sono delle similitudini. Si trattava, allora (si parla del 1991), di un piano industriale legato allo sviluppo economico di un territorio depresso. C’erano di mezzi grossi finanziamenti da parte dello Stato, il ruolo di mediazione delle banche e, ovviamente, gli interessi forti della politica. Per la Normale c’era in ballo molto meno, se guardiamo nel complesso. Ma dal punto di vista mediatico ci sono alcune analogie. L’idea di “esportare” l’eccellenza della Scuola Normale di Pisa a Napoli ha suscitato la reazione rabbiosa dei politici che governano la città. Ne è nato un braccio di ferro durissimo e, alla fine, il progetto è sfumato. La Normale era, e resterà, una realtà pisana. Anche se il progetto a Napoli andrà avanti comunque (vedi in fondo all’articolo).

Esultano il sindaco di Pisa, Michele Conti, e il deputato della Lega, Edoardo Ziello. Dopo un incontro al Ministero dell’Istruzione i due politici hanno registrato un videomessaggio pubblicato su Facebook: “La Scuola Normale è salva. Rimane la Scuola Superiore Normale, al sud non verrà istituita nessuna sede secondaria, l’università rimane unica e nella nostra città. Una battaglia vera per Pisa, la dimostrazione che quando le amministrazioni locali insieme ai deputati eletti lavorano per il territorio i risultati arrivano. Io credo che si debba tornare indietro di 40 anni per trovare risultati eccellenti come quello di oggi. Noi l’abbiamo fatto per il territorio e la nostra città che amiamo tantissimo”.

Ma ora che succederà? Il direttore della Normale, Vincenzo Barone, aveva detto che se il progetto fosse saltato si sarebbe dimesso. Lo farà davvero? O proseguirà lo scontro con l’amministrazione comunale e altre realtà importanti della città? Ricordiamo che Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna non si sono schierate al fianco di Barone.

Se lo “sbarco al Sud” era una scelta politica, oltre che una sfida culturale, è giusto che la politica abbia detto la sua e, perché no, cambiato idea (com’è avvenuto). Se la Scuola Normale non avesse avuto bisogno dei fondi dello Stato, avrebbe potuto andare avanti a testa bassa, forte della propria indipendenza. Ma così non è: quei soldi le erano (e le sono) indispensabili. Dunque è legittimo che la politica faccia la sua parte, sia pure cadendo in qualche contraddizione. Sì, perché una contraddizione c’è stata: l’emendamento alla legge di bilancio necessario a finanziare il progetto “Normale al Sud” era stato approvato alla Camera, dunque il caso è stato “creato” dalla maggioranza (Lega-M5S). La Lega poi si è defilata, facendo dietrofront e bloccando il progetto. Bravi Conte e Ziello a farsi paladini della “pisanità”, battendo i pugni sul tavolo del ministero e ottenendo il ripensamento che “salva” la Normale dalle grinfie di Napoli.

Ma il “progetto Napoli” si concretizza

A onor del vero il progetto napoletano si farà comunque, come precisato dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti:  “Ci tenevo a confermare l’istituzione della nuova Scuola Superiore Meridionale a Napoli. La Scuola nascerà all’interno dell’Università Federico II, con un piano strategico di formazione a cui collaborerà, oltre al MIUR e all’Università Federico II, la Federazione delle Scuole Superiori (S. Anna, Normale e Pavia). Il progetto – prosegue Bussetti – è finanziato con circa 50 milioni di euro in tre anni e prevede l’assunzione di ricercatori e docenti universitari. La Scuola Superiore Meridionale organizzerà corsi di dottorato di ricerca, master, ordinari e di laurea magistrale in collaborazione con le scuole universitarie federate e con altre università. Con questo progetto si apre una nuova stagione per la valorizzazione delle eccellenze del Sud. Si tratta di un’azione di sistema, attesa da decenni, con cui il Governo intende estendere al Sud un modello formativo vincente che ci viene invidiato in tutto il mondo”.

Cambia il nome, quindi, ma il progetto resta. Napoli avrà la sua Scuola di eccellenza. Non sarà una propaggine della Normale ma la collaborazione con l’istituto pisano ci sarà comunque, attraverso la Federazione delle Scuole Superiori. Alla fine la soluzione che si è trovata è gattopardesca: cambiare tutto per non cambiare niente. Con le due parti che si sfidavano a duello che dichiarano (e sono convinte) di aver vinto.

 

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