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La prestigiosa Medaglia Fields, equivalente al Premio Nobel per la matematica (ma è assegnata ogni 4 anni), va al professore italiano Alessio Figalli, 34 anni, che ha studiato e si è specializzato alla Scuola Normale di Pisa. Il premio è stato assegnato “per i suoi contributi al trasporto ottimale, alla teoria delle equazioni derivate parziali e alla probabilità”.

Al di là dei meriti indiscussi di Figalli (impressionante il suo curriculum), si tratta di un grande riconoscimento anche all’eccellenza del prestigioso ateneo pisano. L’annuncio è stato dato in occasione dell’apertura del Congresso Internazionale dei Matematici, in corso a Rio de Janeiro. Figalli, che insegna all’ETH di Zurigo, è il secondo italiano a vincere l’ambito riconoscimento in 82 anni di storia. Quarantaquattro anni fa fu assegnata a Enrico Bombieri.

Nato a Roma il 2 aprile 1984, dopo la maturità classica Figalli si iscrive alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Pisa, e nel giugno 2006 si laurea con una tesi intitolata “Trasporto ottimale su varietà non compatte”, con relatore Luigi Ambrosio (Scuola Normale Superiore di Pisa). Alla fine del 2007 consegue il dottorato in Matematica con la tesi “Optimal transportation and action-minimizing measures”, presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Ecole Normale Superieure di Lione: i relatori in questo caso sono sempre Ambrosio e Cedric Villani, Ecole Normale Superieure di Lione e futura Medaglia Fields nel 2010.

Inizia la sua brillante carriera accademica in Francia, poi si sposta in Texas e, dopo cinque anni, torna in Europa, stabilendosi a Zurigo. All’attività di ricerca accompagna quella dell’insegnamento.

Ha ottenuto moltissimi riconoscimenti e non si sente un “cervello in fuga”: “Non sono andato via perché l’Italia non mi ha voluto – racconta a Repubblica -. Mi sono ritrovato ad essere cittadino del mondo più per caso che per altro, quando gli altri Paesi mi hanno dato occasioni ben prima di quando ci si potesse immaginare. Certo, l’Italia deve riuscire a dare a chi va all’estero le occasioni per poter ritornare con posizioni adeguate, cosa che al momento non succede”. Ma ci tornerà in Italia? “Al momento no, il supporto alla ricerca che c’è qui in Svizzera non c’è nel nostro Paese, a cui sono comunque riconoscente perché mi ha formato. I matematici italiani sono di livello internazionale e questo è importante”.

 

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