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Soffiare su cento candeline è un privilegio non da tutti. Antonio Blasi è uno di questi. Parenti, amici e conoscenti l’hanno festeggiato a dovere al bagno Vittoria, dal mattino fino a sera. Poliziotto in pensione dal 1978, Antonio trascorre le sue estati nella sua casa di Tirrenia. Fino all’anno scorso tutte le mattine si cimentava in una bella passeggiata: un giorno arrivava a Calambrone, l’altro a Marina di Pisa.

Nato a Paternopoli, in provincia di Avellino, nel lontano 1918, Antonio è pisano d’adozione, avendo sposato sessanta anni fa Iolanda Raglianti, una bellissima donna pisana con cui ha vissuto per 38 anni. Molto attivo nella parrocchia di Sant’Antonio, in passato Blasi ha frequentato l’università della Terza età, dedicandosi alla pittura, allo studio della lingua inglese e all’alfabetizzazione informatica, imparando a usare il suo pc portatile.

Ci ha parlato di lui l’amico Michele Cialdini (nella foto sotto): “È lo zio di mio padre. Non avendo avuto figli da quando ero piccolo mi ha adottato come nipote. Abbiamo festeggiato al Bagno Vittoria i suoi 100 anni… è sempre autonomo e fino all’anno scorso guidava da Pisa a Cenaia con la sua Pandina amaranto. È un tipo riservato ma è una ‘sagoma’. Negli ultimi giorni gli abbiamo un po’ rivoluzionato le giornate: è venuto a intervistarlo una giornalista de il Tirreno, ha fatto un aperitivo col nuovo sindaco di Pisa, Michele Conti (foto in basso), e poi al Vittoria gli hanno dedicato una targa come cliente più longevo, alla presenza di Pino Abete, inviato di Striscia la notizia!”.

“Se chiedessi allo zio Antonio quale sia il segreto per arrivare a 100 anni – prosegue Michele – sicuramente risponderebbe che basta stare molto attenti quando se ne hanno 99”. Battute a parte, “Antonio ha trasvolato le grandi distanze del tempo percorrendo questi cento anni passo dopo passo, tenendo fede alla grinta delle sue gambe, all’onestà della sua testa ed ai valori oltre il tempo che vengono custoditi nel suo enorme cuore anche oggi”.

Nella sua lunga vita Antonio ha superato tante difficili prove: l’epidemia di influenza spagnola (che provocò 600mila morti in tutta Italia), la tragedia della Seconda guerra mondiale, con una fucilata scansata di un pelo dietro a un albero, la fame, i sacrifici del lavoro. Non ha mai smesso di farsi ben volere e aiutare il prossimo, riuscendo a trasmettere a tutti quelli che gli stavano intorno l’amore per la vita, testimoniato anche nel volontariato, dal 1981 al 2000, con l’associazione invalidi civili.

 

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