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Alberto Di Pede

È metà mattinata. Ha appena scaricato un camion e io sono alle prese con la prezzatrice che ha deciso di farmi girare il remake di “A beautiful mind”. Casualmente mi giro verso lo specchio e vedo che ho un cartellino con scritto 7,99 appiccicato proprio in fronte. Il rotolo è ormai attorcigliato al collo, emule del cicciolinesco pitone e le mani sono piene di inchiostro. Nel bel mezzo di questo dramma commerciale entrano due clienti. Una sembra un manichino e non proferisce parola. Sembra muoversi trainata su rotelle dalla prima. L’altra dondola quasi fosse una modella di bellezza impareggiabile e di irresistibile fascino femminile. Ha un cane in braccio che mi degna appena di uno sguardo, ma il senso è chiaro: “‘Azz voi plebeo?”

La tipa, che con tacco diciotto raggiungerà a malapena il metro e ventitre, mi guarda dal basso in alto e, dopo avermi squadrato mi sussurra altera:
“La dovrei homprare i desinare pe i mi cicci.”

Un fulmine mi attraversa la mente: in un nanosecondo ho compreso tutto, anche la teoria sul bosone di Higgs.
La guardo con ritrovata sicurezza:
“Prego signora, faccia pure…”
Lei guarda velocemente gli scaffali, poi con gli occhi semichiusi mi risponde:
“E che la dovrei guardare? Un la c’è nulla!”

Davanti a sé una selezione di bufalo, renna, canguro, cervo, quaglia, coniglio e almeno altri dieci tipi di carne. Alla sua sinistra quattro tipi di pesce con e senza verdure.
“Be’, signora, non direi…”
Mi guarda irritata:
“Ma i mi cicci glie’ esigente, cosa crede? Un gli posso miha dare huesta roba hui. Gli viene uno stranguiglione, poera hreatura. No, via, un la sete per niente forniti!”
L’amica sempre zitta.
Il cane aveva lo sguardo della protagonista di “Misery non deve morire” (nella foto).

Alla fine hanno comprato una bustina di renna da 2,10 euro, ma mi sono trattenuto.
Altri due minuti e le avrei risposto:
“Signora, guardi che ha sbagliato negozio! La pescheria è di fronte. Lei ha bisogno urgente di un paio di chili di sarago fresco…”.

Alberto Di Pede

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