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Attore e regista teatrale, con molte felici incursioni anche in tv, come presentatore, Andrea Buscemi è un artista a tutto tondo, vero e proprio vanto per la città di Pisa. Ha deciso di candidarsi come consigliere comunale, nelle liste della Lega, spinto da un’esigenza impellente, che ha sintetizzato in un libro: “Rivoglio Pisa”. In questa intervista a L’Arno.it spiega il senso della sua battaglia.

Perché ha deciso di candidarsi?
Il mio grande amore per Pisa mi ha spinto a “mettermi in campo”, pur non avendo io mai avuto posizioni ideologiche nette. Diciamo che per lungo tempo ho fatto solo parte del “partito di Buscemi”, perché ritenevo che la politica dovesse essere appannaggio degli addetti ai lavori. Un mestiere così polimorfo e articolato come il Teatro non mi dava poi abbastanza tempo a disposizione, perché la politica è impegno e dedizione continua. Ma oggi il panorama si è rivoluzionato del tutto, i partiti tradizionali sono pressoché scomparsi, e si assiste a un rinnovato interesse per la polis da parte un po’ di tutti, in forme diverse e partecipate, se vogliamo anche meno ideologizzate e più concrete. Certo è che, in un’epoca che non promette nulla di buono, ogni cittadino ha il dovere di rimboccarsi le maniche e reagire. Così ho fatto anch’io, distogliendomi drasticamente dal mio lavoro, per affrontare una battaglia che già so che sarà dura.

Come mai la vede così?
Il periodo storico che stiamo vivendo è inquietante, in pochi anni in Italia stiamo assistendo ad un imbarbarimento che può lasciare senza fiato chi, come me, ha sempre creduto nell’arte e nella cultura. Ma credo che sia una sensazione percepita a tutti i livelli, ogni cittadino si sente – anche istintivamente – defraudato di una componente che è quasi ancestrale nel Bel Paese, che è appunto la bellezza. Pisa, città splendida e famosa nel mondo, non è certo da meno.

Come trova la città?
Da anni soffro nel vederla abbandonata al degrado e all’incuria. Per secoli è stata un faro di civiltà per l’Italia intera, la sua storia e la sua arte hanno toccato vette sublimi, spianando la strada al Rinascimento. Oggi tutti soffriamo della malamovida che imperversa senza regole, dei pusher a cielo aperto, dei vicoli medievali fetidi e maleodoranti, della criminalità crescente e inarrestabile, di una città meravigliosa data in uso a chi non ne sa capire la bellezza e il grande passato.

Cosa si potrebbe fare di concreto?
Non reagire a tutto questo che ho elencato significherebbe abdicare all’inciviltà, consegnarsi a un destino di impoverimento non solo culturale, ma anche sociale ed economico. Pisa ha un potenziale enorme, lo si ripete da sempre, che resta in gran parte inespresso: il suo centro storico di straordinaria bellezza, il suo magnifico litorale, la sua entusiasmante tradizione, meritano oggi un’attenzione diversa, un impegno che nessuna amministrazione ha saputo sin qui mettere in campo.

“Rivoglio Pisa”, il suo ultimo libro, è una sorta di manifesto politico…
Sì, esorto i cittadini a restituire a Pisa il ruolo e il rispetto che merita. Sulla spinta di quel libro, di quelle riflessioni anche amare circa il destino a cui la nostra città sembra condannata ogni giorno di più, mi sono candidato per portare avanti, assieme a tutti quelli che amano questo luogo eccezionale, una battaglia per restituire a Pisa la grazia, la bellezza e il decoro che ne hanno fatto per secoli una delle più belle città italiane, e dunque del mondo. Presento di nuovo il libro, edito da Eclettica, venerdì prossimo, alle 18,30, al bar La Borsa assieme a Michele Conti.

Mi dice la prima cosa che farebbe se fosse eletto?
Lavorare sulla bellezza di Pisa, che è davvero il nostro petrolio. Obiettivo primario sarà debellare la malamovida, addomesticare gli usi e costumi scorretti e deplorevoli che hanno ridotto la città a una fogna a cielo aperto. Gestire e sconfiggere lo squallido degrado che ci è toccato in sorte sarà un compito fondamentale, in una città che lo chiede a gran voce da anni: non capisco perché l’amministrazione uscente non ne abbia fatto un proprio requisito, con tutte le proteste e le esortazioni dei cittadini esasperati che hanno chiesto giustizia in tutti i modi.

Il degrado dei quartieri e il People Mover, due facce della stessa medaglia?
La cura della città, ecco la parola d’ordine. La ricetta per farlo è più semplice di quello che pensiamo. Molti di noi ricordano le belle aiuole fiorite sparse ovunque (leggendarie quelle alla stazione e in piazza Vittorio Emanuele, luoghi che oggi sono diventati anonimi e alienanti) e le semplici regole che tutti dovevano far proprie: non sporcare,non lordare i muri con scritte, non fare schiamazzi, rispettare gli altri e l’intera città, che doveva rimanere decorosa e pulita anche per il giorno dopo. La teoria della “finestra rotta” ci insegna che se chiudiamo l’ occhio su un problema, questo si andrà in poco tempo moltiplicando. I vecchi amministratori si sono sempre approcciati a Pisa come fosse una metropoli, dotandola di opere faraoniche come ad esempio il People Mover costosissimo e inutile, e dimenticandosi che invece è una città non grande, da doversi curare semmai nel particolare.

Pisa soffre anche del turismo mordi e fuggi. Cosa ne pensa?
Restituire il decoro alla città porterà turismo, non solo in piazza dei Miracoli. Dobbiamo però restituire bellezza a luoghi che ne sono stati stupidamente privati: oltre a risolvere problemi annosi come largo Ciro Menotti, o qualche ferita della guerra ancora sorprendetemente aperta sui lungarni o in vari angli della città, penso al teatro Rossi (che io stesso riscoprii e rilanciai quindici anni fa) che andrà acquisito dal Comune e restaurato per farne un vero centro propulsore d’arte e cultura. Penso al ponte Solferino, vergognosa ricostruzione anni settanta che offende lo sguardo di turisti e pisani, a cui andrà riconferito l’antico aspetto ottocentesco. Penso alla valorizzazione dei lungarni, anche con la ricostruzione degli antichi attracchi fluviali. Restituire a Pisa l’aspetto “romantico” che ne ha fatto una tappa privilegiata del Gran Tour. E non va scordato il nostro magnifico litorale, che va anzitutto dotato di rinnovato decoro e nuova illuminazione. A Marina occorrono lampioni in stile liberty e con luci color ambra; oltre naturalmente a risolvere la questione “sassini“: si potrà semmai rifare la spiaggia, di fatto nulla lo impedisce.

Nel suo campo, quello culturale, cosa vorrebbe fare?
La bellezza riconquistata andrà poi “abitata”: e lì entra in campo una ben diversa progettazione culturale. A parte il Palazzo Blu, culturalmente Pisa è oggi una città di serie B. L’attività teatrale (spalmata negli spazi del Verdi e del Rossi) andrà intensificata e arricchita,con una programmazione che non strizzi più l’occhiolino a dinamiche partitiche. E poi mostre, concerti di grande livello, iniziative per indottrinare alla bellezza i nostri giovani, che ne sono quasi ignari. Pisa città della Bellezza: potrebbe essere un buon slogan.

 

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