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Doady Giugliano

Che il popolo cinese sia tra i più laboriosi in assoluto è cosa risaputa. È risaputo anche della capacità di questi stakanovisti individui di insinuarsi nei meandri delle città occidentali per svolgere attività le più disparate, a volte anche  esentasse. Insomma giocando con i colori si potrebbe asserire che al giallo piace il nero, naturalmente se per nero s’intende il quotidiano incasso. Parafrasando un vecchio adagio accade poi che chi “di nero ferisce, di nero perisce”! Ed è così che nei giorni scorsi mi sono ritrovato ad assistere ad evento in zona Stazione (tanto per cambiare) che definire tragicomico sarebbe un eufemismo. Già, il coraggioso, laborioso, riservatissimo popolo cinese, per la prima volta trema di fronte al nero. Solo che il nero in questione questa volta assume i connotati dei nigeriani, che proprio in queste zone hanno sfrattato (altro eufemismo) gli spacciatori nordafricani, aggiudicandosi il fiorente mercato di fumi e polverine varie, che passano di mano in mano a tutte le ore del giorno.

La notte invece le schiave del sesso altrettanto nere, gestite da questi “poveri” clandestini, svolgono attività diciamo un po’ più antiche, offrendosi a prezzi stracciati nei pressi del Palazzo della Provincia, a maschietti autoctoni che in preda a tempeste ormonali, non sanno di andare incontro a rischi di malattie più o meno gravi che poi, da bravi mariti e ragazzi, condivideranno con mogli e compagne.

Chiusa la breve parentesi su droga e sesso, ritorno ai fatti, sempre in veste di cronista: i cinesi che tremano. Mancava solo questo a Pisa, per far comprendere, soprattutto a chi dovrebbe (voce del verbo speriamo bene) amministrare Ordine&Giustizia per conto di uno Stato sempre più latitante. I baldanzosi e corpulenti aderenti al gruppo nigeriano (se uso il termine mafia nigeriana sarà troppo forte?), non si accontentano di svolgere più o meno indisturbati, le loro lucrose attività. Ogni qual volta che necessitano di mangiare o bere entrano nel negozio del bravo cinesino per prendere ciò che più li necessita. Ovviamente senza pagare. Del resto cosa vuoi che sia un piccolo pizzetto per evitare che il negozietto ben fornito, venga poi distrutto, bruciato etc.etc.etc. (parole del gestore cinese, enunciate in un discreto italiano). Insomma, il piccolo (di statura) commerciante giallo, stanco di tutte queste quotidiane ruberie&angherie, con aria distrutta mi ha confessato: “Non ce la faccio più, qui non si può più lavorare e vivere, appena trovo un altro fondo per la mia attività me ne vado”.

Doady Giugliano

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