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Una gara che si chiama Inferno non promette nulla di buono. Sul sito, nella presentazione dell’ultima prova di crossfit, che si è svolta sabato 5 maggio all’Idroscalo di Milano, leggiamo: “Ci sarà del fango, ci sarà da correre, da saltare, da sudare, insomma sarà una corsa strepitosa”. Tra questi “pazzi scatenati” innamorati delle corse estreme c’erano anche dei pisani. Uno di loro, Alessio Forconi, si è distinto ottenendo un ottimo risultato (primo nella tappa non competitiva dell’Inferno Run di Milano). L’Arno.it l’ha intervistato per voi.

Alessio, raccontaci della gara di qualche giorno fa all’Idroscalo di Milano, l’Inferno Run…
Era una gara non competitiva di 9 km, con 27 ostacoli. Sono partito subito forte, seguendo i primi tre. Quando iniziano ad arrivare i primi ostacoli, con i muri di legno da superare, tento di staccarmi ed entro in acqua, tra le sbarre metalliche, fino a toccare la campanella. Sono primo… cerco di allungare il passo, non mi giro indietro e guardo sempre avanti. Gli ostacoli si susseguono, tra reti, filo spinato. Incitato dalle persone che assistevano alla gara vado avanti. I giudici mi confermano che sono il primo della prova non competitiva. Arrivo a tre quarti della gara e c’è un ponte da saltare…

Che succede a quel punto?
Panico. Nel frattempo arriva il gruppetto degli inseguitori, tre si buttano, gli altri due sono incerti come me. Prendo coraggio, non posso perdere una gara dominata fino a quel punto. Così, splash, mi butto dal ponte alto 5 metri, con le scarpe nel fango, riesco a raggiungere il gruppetto. Arrivano altri ostacoli, fatti coi tronchi, dove l’elasticità e un po’ di forza servono eccome. Il fatto che ogni giorni vado a cavallo mi serve. In questi esercizi sono veloce, così rimaniamo in tre negli ultimi due km. Facciamo insieme gli ultimi ostacoli e poi di nuovo in acqua. Lì stacco gli altri atleti e affronto l’ultimo ostacolo, fatto di anelli. tocco la campanella e sono primo.

Immagino la felicità che hai provato…
Sì, ma il regalo più bello è che all’arrivo, ad aspettarmi, c’erano i miei figli e mia moglie, ed è stata la vittoria più grande e gradita.

Alessio Forconi con la moglie Paola e i loro figli, Christian e Sara


Come hai iniziato questa attività fisica?
Prima andavo in palestra, ma non amando troppo i pesi e preferendo la natura desideravo praticare uno sport che mi potesse portare a un buon livello fisico dandomi, al contempo, la giusta carica di adrenalina. Così ho iniziato a fare crossfit, con percorsi tra ostacoli di vario tipo, pesi e tanta elasticità.

E quando hai iniziato a fare gare?
Insieme ad alcuni colleghi ci siamo iscritti, nel 2015, alla Spartan Race. Dopo quella gara, tra fango, corsa, filo spinato, corda e tante altre sfide, ho avuto la conferma che avevo trovato lo sport che mi dava forza ed energia. La fame di provare a osare in queste gare era tanta ma nel gruppo di allenamento solo il mio amico e collega Matteo Giannotta ha continuato questo bellissimo percorso. E’ lui il mio coach ed è grazie a lui se ho ottenuto questi risultati.

Come stanno andando le cose?
Io sono più forte nelle gare in pianura, lui nelle salite. Da quella gara di cui ti ho parlato prima ce ne sono state altre, fino al 5 maggio 2017, quando nella gara Elite (dove gareggiavano atleti professionisti) ho ottenuto un risultato strepitoso: 17°, nella fascia di età 35-39 anni, tappa del campionato italiano di Ocr (Obstacle Course Race, ndr), grazie alla quale ho ottenuto l’accesso ai campionati europei. In quel caso l’allievo (io) ha battuto il maestro, ma più tardi, in ottobre, alla Spartan Race di Taranto, 21 km competitiva, il Maestro ha battuto l’allievo.

Queste corse estreme, con tantissima fatica e diversi ostacoli da superare, sembrano quasi una metafora della vita…
Sì, dietro c’è un messaggio importante: aiutare chi non ce la fa ad andare sino in fondo per superare l’ostacolo. Il senso di questo tipo di competizioni, forse, è proprio questo: vincere i propri limiti e non mollare mai, un po’ come nella vita.

Guarda com’è una gara di Ocr

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