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Antonio Cassisa

Noi belli tranquilli in famiglia ci siamo goduti quelli per cui questi giorni hanno un senso. I figli.

Qualche pacchettino, tanta roba utile e la sorpresa di scartare quei regali che loro per la prima volta hanno cercato, scelto, comprato con i loro piccoli risparmi, per noi e aggiunto sotto l’albero insieme ai nostri per loro.

Fa un certo effetto, sì.
Soprattutto quando scartando un pacchetto che intuisco essere un cd musicale, scopro essere una bella raccolta delle più belle canzoni di Vasco Rossi. Si proprio quel blasco che seguo da sempre. Fin da quando lo vedemmo spuntare ad un San Remo di un milione di anni fa (1982) con una canzone intitolata “Vado al Massimo” e che tutti accogliemmo col sorriso della serie : ma chi è questo briao?

Un briao che arrivò in finale e che con quella canzone vendette più di centomila copie. Bel briao eh?
A me piaceva e mano mano che negli anni continuò a sfornare dischi, le sue canzoni, sempre più belle, accompagnate da una grande musica, segnarono tutti i momenti più belli, brutti e comunque significativi della mia vita.
Ogni canzone di Vasco mi ricorda qualcosa e ogni volta che incrocio una sua canzone alla radio non resto mai indifferente.

Oggi ascoltavo i cd appena ricevuti in regalo e, son sincero, mi si è appannata la vista quando gli altoparlanti hanno intonato la canzone “E …”. Era il 2004 e io la cantavo dolcemente e a voce bassa a mio figlio Francesco di tre anni che mi guardava immobile, incantato dalla musica e dalla mia voce, con gli occhi spalancati. Io la cantavo commosso per quanto amore mi sprigionava quel piccoletto e il testo della canzone, chiaramente dedicato ad una donna, mi sembrava scritto apposta per mio figlio…

… se hai bisogno e non mi trovi, cercami in un sogno…
… amo te …
… tutto muore ma tu sei la cosa più cara che ho e se mordo una fragola, mordo anche te …
… sei un piccolo fiore per me e l’odore che hai mi ricorda qualcosa, vabbè …

Così come l’album “Stupido Hotel” del 2001 che comprai il terzo giorno dopo la sua nascita, proprio prima di portarlo a casa dall’ospedale e che gli cantavo mentre dormiva steso sul mio braccio.

Oggi è un ragazzo di 16 anni che mi ha stupito regalandomi un cofanetto di canzoni a me molto care e che se quando le canto mi vengono ancora oggi gli occhi umidi è proprio perché tra le altre cose mi ricordano proprio lui da piccolo.

Ti Voglio Bene France, continua così che vai al massimo.

Dal blog “I Penzieri der Cassisa”

Antonio Cassisa

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