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Ha una smisurata passione per il Pisa e la fortuna (meritata) di aver fatto di questa passione un lavoro. Trent’anni, Michele Bufalino lavora per SestaPorta.News per la quale conduce, tutti i giovedì, la trasmissione “Finestra sull’Arena”. In questa bella chiacchierata con L’Arno.it Michele, che di solito di lavoro fa le domande, è chiamato a rispondere alle nostre.

Quando hai iniziato a seguire il Pisa per lavoro?

Era il 2007 e avevo lanciato un blog storico con tutti i filmati sulla storia del Pisa, si chiama Pisanellastoria. Da lì mi cercò una casa editrice che mi propose di scrivere il libro del centenario nel 2009 e lo stesso anno l’agenzia di stampa di Viareggio con la quale iniziai, Video News TV. Agli inizi sono stato anche grafico per Sky sui campi di Siena e Firenze, quest’ultima è stata una bellissima esperienza che mi ha convinto a continuare a dedicarmi a questo settore.

Ti sei occupato solo di calcio o hai seguito altri sport?

Negli ultimi anni, prima di approdare a Sestaporta, sono stato addetto stampa del CUS Pisa e corrispondente da Pisa per Radio Sportiva in Serie B. Esulando dal calcio non voglio dimenticare il 2010, quando scoperchiai il vaso di Pandora nel mondo del ciclismo delle bici truccate con il caso Cancellara, per il quale fui interrogato dopo un mio video e un mio libro dal famoso pm Guariniello a Torino. Dopo minacce e pressioni andai avanti per la mia strada e vinsi anche un premio, che resta per me motivo di grande orgoglio.

Ricordi la tua prima partita all’Arena? Con chi eri?

Era la Serie C2 del 1996-97, avevo appena compiuto nove anni. Mio padre mi portò a vedere Pisa-San Donà, finì 4-1 per il Pisa. Mi sembra segnarono anche Cavallo su rigore e Andreotti.

Come riesci a conciliare tifo e professione? Ti scappa mai il freno?

Per un giornalista non è mai facile, soprattutto se ha una fede calcistica. Bisogna sapersi spogliare dei panni del tifoso e il modo migliore per affrontare la cosa è quello di non abbassare mai la testa e criticare quando è giusto farlo, analizzando lucidamente ogni partita. Fortunatamente abbiamo giornalisti di tutte le età a Pisa e anche i più esperti che sono qui da oltre 30 anni sono sempre disponibili al confronto e a condividere le loro esperienze di vita. Se poi ti arriva qualche telefonata di un giocatore o un presidente arrabbiato o un allenatore che non l’ha presa bene per un articolo (ed è successo più volte in passato) capisci che stai facendo bene il tuo lavoro. Credo che sia questo il modo migliore per servire sia il proprio mestiere, sia la fede calcistica. Non credo alla frase “il Pisa si ama, non si discute”. Il Pisa si deve sempre discutere, proprio perché si ama, in maniera costruttiva. Per farti un esempio pratico, se in famiglia non si educa un figlio che si ama criticandolo quando sbaglia e spronandolo a fare meglio, ma invece facendogliele passare tutte, un figlio non potrà mai crescere. Altrimenti non può esistere la critica, da sempre il sale della professione.

Nello studio di “Finestra sull’Arena”

A tuo avviso qual è il giocatore più forte che abbia mai giocato nel Pisa?

Difficile dirlo, resto dell’idea che, per il loro periodo di permanenza a Pisa e per risultati ottenuti, Berggreen, Alessandro Mannini e Piovanelli si possano mettere sul podio. Se poi parliamo di tecnica in senso assoluto, anche altrove, allora senza dubbio bisogna aggiungere Dunga e Simeone. Una menzione d’onore va data però a Barontini che ha vestito oltre 330 volte la maglia del Pisa facendo la scalata dalla C alla A nel 68 e proseguendo ancora successivamente, fino alla fine.

Tre-quattro-tre, quattro-quattro-due, quattro-tre-tre… da un lato i puristi degli schemi e del bel gioco, dall’altro chi va allo stadio e pensa solo al risultato e al tifo. Due modi diversi di concepire il calcio. Come si conciliano?

Ci sono vari tipi di tifoso in realtà: c’è l’ultras, il tifoso classico, l’occasionale, quello che la segue in poltrona alla tv e oggi c’è anche il tifoso social. Tutti meritano rispetto, ognuno coi propri pregi e difetti, perché nessuno è perfetto, ed è il bello del calcio e della vita. Tutti però sono importanti, sia quello che c’è ogni domenica, sia quello che viene per due partite all’anno. Se una società vuole crescere serve l’apporto di tutti. Conciliare non è facile, direi che tutti dovrebbero portare rispetto tra loro, a volte ci si riesce, a volte no.

Come spiegheresti il gioco del calcio a un alieno?

Bella domanda! Bisognerebbe capire da dove viene, se ha familiarità col concetto di sport e quanti arti possiede. Credo che, giocando a immaginare una situazione realistica, bisognerebbe rendere più semplice possibile il concetto, quindi: 22 umani, divisi in due squadre di 11, che danno calci a una sfera e il cui scopo è quello di far varcare alla sfera la linea di porta avversaria, per cominciare…

E dei tifosi del Pisa cosa gli diresti? In cosa sono diversi dagli altri (se lo sono)?
Una cosa che credo sia apprezzabile più che in altre parti d’Italia è la coerenza della nostra curva nei confronti dell’art. 9 e di molti altri temi, come anche quello di aver rinunciato in passato alle trasferte. Per anni hanno fatto sacrifici portando avanti battaglie giuste, la coerenza non si compra al supermercato. Molte curve si sono allineate, hanno abbassato la testa, ma Pisa no. Lodevole, senza dubbio. Il fatto che quest’anno si siano riviste le trasferte libere, rappresenta una vittoria. La strada è ancora lunga per i diritti del tifoso e di chi va allo stadio in assoluto, ma alla fine i risultati arrivano sempre se la causa è giusta.

Bufalino intervista Martina Chirico, campionessa d’Italia e portiere della Nazionale di Hockey

Nuova Arena.  Che ne pensi di tutte le polemiche che ci sono state? Cosa ti piace di più e cosa di meno?

La nuova Arena serve, mi stupisco di chi dice il contrario. La storia ha dimostrato che uno stadio fuori dalle mura della città non è possibile. Le polemiche son state di vario tipo, c’è anche chi non vuole lo stadio ed è incredibile. Cosa mi piace di più? Il progetto rispetta la storia del luogo, mantiene la struttura della attuale tribuna ed eleva l’impianto a un nuovo livello. Cosa mi piace meno? Nel progetto niente, temo solo alcuni rallentamenti, dovuti alla burocrazia e alle prossime elezioni, potrebbe volerci più tempo rispetto a quello preventivato. Spero che si trovi anche una soluzione al problema del piano economico previsto per lo stadio. Leggere che a fronte di un investimento di 30 milioni di euro il credito sportivo debba rientrare di una cifra minima del 3% annuo (circa 900 mila euro) può essere limitante, specie per una società di Serie C, perciò mi auguro e sono sicuro che verrà trovata una soluzione creativa al problema, magari tenendo conto delle future attività collaterali da svolgersi all’Arena e dei nuovi servizi previsti. Pisa merita uno stadio nuovo.

C’è una squadra, fra quelle di A e B di provincia, a cui secondo te il Pisa dovrebbe guardare come modello? Mi spieghi perché?

Di provincia direi il modello Empoli, sono tanti anni che fanno l’altalena tra Serie A e B, credono molto nei giovani e anche la nostra storia, con Anconetani in primis scopritore di talenti, seppur in maniera diversa, ci dimostra che quello è il modello giusto. Magari unendolo a un altro esempio virtuoso, quello dell’Udinese, anche se fuori dalla nostra regione, che da sempre scova talenti in giro per il mondo.

Facciamo un gioco. Per uno strano incantesimo fatto da un mago una mattina ti svegli e non sei più un giornalista ma uno dei dirigenti del Pisa. Corrado ti chiede un consiglio. Acquistiamo o vendiamo qualcuno? In quale ruolo intervieni?

Sarebbe senza dubbio un bel sogno! Se mi venisse chiesto un consiglio direi che la prima cosa sarebbe quella di intervenire per aumentare il numero di terzini di ruolo (Mannini in quel ruolo proprio non si può vedere), poi aggiustare qualcosa a centrocampo e magari un’alternativa di peso in attacco. Inoltre per alcuni giocatori che non hanno trovato spazio forse sarebbe meglio pensare a un prestito. Infine chiederei al presidente di far terminare dignitosamente la carriera a Pisa al nostro Lisuzzo, non ce lo vedo proprio in panchina. Alla sua età può essere ancora determinante sia in Serie B che in Serie C, bisogna sfruttarne le caratteristiche fin quando è ancora al top.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe scrivere un altro libro sul Pisa, magari su un aspetto non ancora trattato del nostro passato o del nostro presente.

Michele Bufalino con Rino Gattuso

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