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Matteo Leoni

Laboratori, sale espositive, bookshop, e poi anche luoghi di associazione e spazi rigorosamente pedonali aperti al pubblico, il tutto con il bel contorno dell’Arno e del Viale delle Piagge. Un sogno? No, o almeno, non più.

È stato infatti siglato un primo accordo tra Università di Pisa, Scuola Normale Superiore, CNR e Comune per la realizzazione di un nuove ponte, “Origins Bridge” appunto, che, secondo le previsioni dei progettisti dovrebbe andare a collocarsi in prossimità dell’esatta metà del Viale Delle Piagge, vicino al complesso SMS (Centro Espositivo San Michele degli Scalzi). Il primo passo siglato in data 22 novembre dovrà poi essere seguito da quelli relativi all’individuazione del soggetto idoneo alla costruzione, e al reperimento di tutti i fondi necessari, con un occhio nei confronti di un possibile partenariato pubblico-privato. Cose non da poco, ci mancherebbe, ma in tutto questo si inizia ad intravedere all’orizzonte quello che rappresenta con ogni probabilità il progetto più avveniristico e che la nostra città abbia conosciuto negli ultimi decenni. Oltre all’idea in termini di collocazione e di utilizzo, sono stati rilasciati anche i primi renderings e concepts di quelli che dovrebbero essere i lavori una volta ultimati. Passatemi il termine dello slang giovanile, non sarà professionale ma è efficace… questo progetto è proprio una “figata“.

In un momento in cui l’informazione scientifica (non solo in Italia ma nel mondo) non vive uno dei suoi momenti migliori, si tratta di una struttura destinata a far parlare di sé probabilmente anche all’estero. Uno spazio aperto all’informazione, alla conoscenza, nemico delle cosiddette “fake news” che minano quotidianamente le certezze della nostra comunità e il cui proliferare sembra difficile da arrestare se non con una bella iniezione di cultura . Uno spazio, si spera anche per questo, aperto quanto più possibile alla cittadinanza, a partire dalle scuole. E poi la struttura, l’originalità di un ponte sospeso sul fiume, di una forma sinuosa che si staglia da San Michele degli Scalzi verso la Cella, un’infrastruttura pedonale peraltro necessaria per i fruitori del viale stesso e dell’intero quartiere.

Nel voler trovare analogie storico-architettoniche, potremmo dire che ogni epoca ha i suoi ponti abitati o abitabili, edifici che fanno da landmark per la città stessa, talvolta presentandosi come biglietto da visita di un luogo. Senza esagerare né tantomeno scomodare capolavori patrimonio dell’umanità, Origins Bridge prova timidamente ad inserirsi nel solco tracciato dal Ponte Coperto di Pavia, progetto nuovo ponte il bellissimo Kramerbucke di Erfurt, dal Vecchio London Bridge di Londra o dal Ponte Vecchio di Firenze. Strutture originali nelle loro epoche, e con ogni probabilità criticate dai loro contemporanei, ma ammirate oggi. Ponti che garantivano non solo la propria funzionalità come infrastruttura, ma avevano anche una valenza sociale per gli abitanti dell’epoca, oltre a quella urbanistica, nel momento in cui nel passato la costruzione di ponti “in verticale”, con edifici “civili” ai lati era legata alla necessità di ricavare quanto più spazio possibile da centri urbani malsani e densamente popolati.

Kramerbucke di Erfurt

In questo caso si tratta di connettere il futuro della ricerca pisana al passato sia di Pisa, legando il progetto all’elemento più importante della nostra città, l’acqua, sia al passato remoto del nostro universo, quella ricerca sulle origini del cosmo a cui il ponte è dedicato.

Nello specifico il ponte si inserisce in modo discreto nel contesto urbano, non impatta violentemente sullo skyline cittadino come altre strutture ahinoi ancora bloccate nel quartiere di Cisanello, ma modella l’ansa dell’Arno su cui poggia, costituendo uno spazio facilmente riconoscibile e, si spera, di facile associazione con la nostra città in un futuro non troppo lontano. Il complesso è del resto coerente con l’indirizzo che ha preso l’area di San Michele, che da ormai dieci anni sta assistendo ad una riconversione dei propri spazi che ha dato vita alla biblioteca SMS (scommessa vinta in termini di utenza), e al centro espositivo associato (scommessa che al momento non sta dando i frutti sperati). In tutto questo la speranza non celata è anche quella di richiamare sempre più flussi turistici verso l’area Est della nostra cittá.

Insomma, per quanto ancora in fase embrionale, l’Intenzione sembrerebbe quella di far vedere la luce a questo nuovo polo divulgativo nei prossimi anni (si parla del 2020 come data di una possibile apertura, ma il condizionale e d’obbligo).

Per quanto avviato è comunque importante che la cittadinanza riesca a dare il sostegno che il progetto merita, anche dopo una comprensione delle finalità sociali e divulgative dello stesso, del resto non è nemmeno utile abbandonarsi alle sterili polemiche che spesso rimbalzano sui social ma che poco hanno a che fare con l’idea di base, che è un altro mattone per rilanciare Pisa dopo un periodo immobilismo, con quella parvenza di “vorrei ma non posso” che attanaglia da troppo tempo la nostra comunità.
Pisa ha perso tanti treni negli ultimi anni, cerchiamo di cogliere almeno questo.

Matteo Leoni

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