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Ha un’esperienza internazionale notevole pur avendo solo 26 anni. Il pisano Edoardo Panichi vive a Baku, in Azerbaijan, dove studia e lavora. Non si considera un “cervello in fuga” e gli piacerebbe tornare nel suo Paese. Ma a certe condizioni. Il suo sogno: trasformare Pisa in una città globale. Nel suo cuore ci sono colori nerazzurri. È un fatto di sangue: suo nonno, infatti, fu presidente del Pisa alla fine degli anni Cinquanta.

Da quanto tempo lavora a Baku e di cosa si occupa?
Sono lavoratore, ma anche studente. Attualmente studio all’ADA University e sto facendo una specializzazione in campo economico MBA. Il livello dell’università è molto alto, considerando la relativa giovinezza della stessa. Per quanto riguarda il lavoro, attualmente insegno in diverse scuole e università di Baku: italiano, italiano giuridico e business administration. Ho anche una società di student recruiting. Tutto questo mi serve per pagare i primi fondi necessari per la mia start up, Lookfit. Abbiamo un team spettacolare e l’interesse di un bel po’ di investitori potenziali sia nel Regno Unito che in Azerbaijan.

Di che si tratta?
Lookfit è una start-up legata al mondo della moda, con possibilità di provare abiti in modo virtuale, cambiando colori, taglie e tipologie. Ma c’è una novità importante: sostituiamo il manichino con l'”utente”. Fare shopping online non sarà più una cosa “spersonalizzata”, ma sarà davvero il proprio corpo virtuale a provare gli abiti, con una grafica in buona definizione, non da “gioco”. In più la realtà virtuale permetterà di migliorare la visualizzazione per chi possiede l’Oculus o altri dispositivi VR. Qui c’è un video di presentazione in inglese (clicca per guardare). La nostra missione è ricreare online l’esperienza dello shopping. Facendo cosi offriamo un servizio sia ai brand sia sopratutto agli utenti. Abbiamo previsto anche uno “store locator”, quindi se l’utente, pur provandosi il capo online, vuole vederlo in negozio, può raggiungerlo facilmente e sapere che il capo è ancora presente e a che prezzo.

Come è arrivato in Azerbaigian? Ha fatto altre esperienze all’estero?
Ho sempre avuto un’attrazione per i paesi dell’area caucasica. Li considero pieni di risorse economiche e di grande potenzialità. Sono andato in Azerbaijan per la prima volta nel 2013, ad un congresso con mia madre, come turista. Ci sono ritornato due anni di fila per un mesetto, sempre come turista. Prima dell’Azerbaijan sono stato quasi tre mesi a Cambridge, nel Regno Unito, lavorando in un magazzino per toghe, la Eve & Ravencroft, dopo la laurea, perché avevo bisogno di un contatto con una realtà diversa dal mio ambito. Sono stato anche nelle Filippine per un mese, per ampliare il mio panorama di esperienze estere. Ho fatto tutta una serie di lavoretti a Manila e in altre località balneari.

Che cosa le manca di più di Pisa?
Il panorama, l’aria cittadina e le mie radici. Ma devo ammettere che mi mancano di più i miei amici, mi manca il carattere sferzante e ironico tipico di noi toscani e pisani. È un comportamento che mi piace insegnare ovunque vado, fatto sta che tutti i miei amici azeri e internazionali ormai si comportano come pisani”

Ha parenti a Pisa?
Mia madre: abita a Putignano. Ovviamente mi manca anche lei.

Mi saprebbe indicare un pregio dei pisani?
Tre cose: schiettezza, ironia (al limite del cinismo) e diciamolo, un po’ di anarchia latente.

E un difetto?
Pensiamo troppo al nostro “piccolo orticello”. Un tempo eravamo una Repubblica che dominava il Mediterraneo. Siamo stati anche la Repubblica Marinara preferita dell’Impero Bizantino. Non ci possiamo permettere di essere una realtà minuscola nel contesto internazionale. E ciascun pisano deve dare di più per trasformare Pisa in una città globale. Difficile certo, ma non impossibile.

Com’è la sua giornata tipo di lavoro?
Quattro ore di insegnamento al giorno, due ore di studio per l’MBA, due ore di palestra, otto ore su Lookfit, fra
telefonate, mail, coordinare gli altri, aggiornare il business plan. Il resto delle attività in 1- 2h. Le mie giornate sono di 17-18 ore. Recupero un po’ di sonno la domenica mattina.

Che immagine si ha dell’Italia a Baku? Soliti stereotipi o c’è di più?
L’Azerbaijan ama l’Italia. Da Celentano (un idolo laggiù) all’arte, alle marche di abbigliamento, alle auto, al calcio al cibo. C’è sicuramente un’immagine stereotipata… molto positiva. L’Italia è un sogno per molti. Ma come dargli torto!

Che ne pensa dei cosiddetti “cervelli in fuga” di cui spesso si parla?
Mi piace viaggiare e ho ancora tanti posti da vedere e scoprire, trascinando amici e parenti. In più per una start up come la mia è necessario stare in un paese con più propensione ad investire in progetti di technology. L’Italia per questo è molto indietro. Amo l’Italia e ci tornerò. Quando sarò in grado di lottare per cambiare quelle regole del gioco che mi hanno allontanato. Non mi considero un “cervello in fuga”. Mi considero un “cervello in esplorazione”. Esploro nuove realtà, metodi, mentalità per tornare e migliorare il nostro Paese, che alla fine è il più bello del mondo. E questo pensiero è condiviso da tanti “cervelli in fuga”

Proviamo a fare un gioco. Viene eletto sindaco di Pisa. Si siede intorno a un tavolo con i suoi collaboratori e indica loro la prima cosa da a fare: qual è?
Sembrerà strano: spingerei per ottenere una Free Trade Zone (FTZ) ad Ospedaletto e dintorni. Pisa, con il porto, con il porto cargo a Livorno, l’aeroporto e la ferrovia ha tutte le potenzialità per essere un HUB logistico. Repubblica Marinara 2.0”.

È tifoso del Pisa?
Mio nonno, Raffaello Panichi, è stato presidente del Pisa dal 1957 al 1962 (era lui a guidare il club l’anno del derby con il Livorno passato alla storia per la famosa zuffa tra tifosi dopo che la partitaera stata annullata per il campo allagato, ndr). Ho il Pisa nel cuore. Ma non sono un tifoso “praticante”. Viaggiando o anche per semplice pigrizia preferisco vedermi le partite sul pc.

La partita che le è rimasta nel cuore?
Non posso dimenticare, come molti altri tifosi, la doppia sfida per la promozione con il Monza e con il Foggia.

Come se la cava in cucina?
Sono totalmente negato. Ho insegnato a un mio compagno di Università del Bangladesh, Shihab, a cucinare italiano e, siccome a lui piace il cibo del nostro paese, pranzo e ceno quasi sempre con lui.

Piatto preferito?
Testaroli al pesto. Mia nonna era di Pontremoli faceva sia testaroli che pesto. Spettacolarmente buoni

Il posto dove vorrebbe vivere (a parte Pisa)?
Vale Asciano Pisano? (ride). A parte l’Italia, direi Singapore.

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