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Un vigile del fuoco che lavora a Pisa, Massimiliano Mori, insieme alla moglie e a un gruppo di amici ha dato vita ad un’associazione che cerca di aiutare alcuni bambini orfani che vivono in Nepal, in una zona devastata dal terremoto di due anni fa. In questa intervista ci racconta la sua esperienza e ci spiega, nel dettaglio, com’è nata l’associazione “Per i bambini di Satbise” e come opera.

Com’è nato il desiderio di aiutare i bambini del Nepal?

Ad aprile 2015, a seguito del terremoto che colpì il Nepal, da Pisa partì una squadra di soccorsi composta dal Gruppo Chirurgia d’Urgenza di Pisa, con ospedale da campo ed unità chirurgica, affiancato da personale dei Vigili del Fuoco del Comando di Pisa. Il nostro compito era di supporto logistico, verifiche di stabilità delle strutture colpite dal sisma e montaggio di tende donate dallo Stato italiano al Nepal. Nelle vicinanze del nostro campo (località Satbise) si trovava una scuola per bambini poveri. Venimmo a sapere che alcuni di questi bambini avevano perso i genitori a causa del sisma. Purtroppo questa scuola, non essendo pubblica, non poteva usufruire degli aiuti (le tende che in quel momento stavamo fornendo alle scuole statali). Rimasi colpito dalla loro storia e, sapendo che nel frattempo mia moglie in Italia era riuscita a raccogliere un po’ di soldi, promisi al preside della scuola che avrei cercato di aiutarli.
Così, una volta tornato a casa, abbiamo dato vita all’associazione “Per i bambini di Satbise”.

Ci parli dell’associazione…

Il presidente è mia moglie, Roberta Bitossi, io e l’amico Massimiliano Borzetti siamo i soci fondatori. L’associazione, regolarmente registrata, è nata per mantenere a scuola (vitto,  alloggio e istruzione) cinque bambini che abbiamo conosciuto quando siamo stati in Nepal. Il mantenimento costa 250 euro al mese. Oltre a questo siamo riusciti a donare anche dei soldi per la ricostruzione della scuola e l’ostello, gravemente danneggiati dal terremoto.

Quante volte siete andati in Nepal? Avete contatti diretti con la realtà locale?

Il nostro “ambasciatore” Marcello Gambini, vero cuore pulsante dell’associazione, è già tornato in Nepal due volte dopo il 2015. Oltre a questo abbiamo un contatto direttamente in Nepal, esterno alla scuola, il quale ogni tanto ha verificato l’avanzamento dei lavori di ricostruzione. Questi contatti ci hanno permesso di mantenere vivo il nostro impegno. E’ previsto un nuovo viaggio in Nepal a febbraio 2018.

Progetti futuri?

Purtroppo dopo il primo anno le donazioni a nostro favore sono calate notevolmente, comunque abbiamo in programma di organizzare alcuni eventi che ci dovrebbero permettere di ricevere nuovi contributi. Il nostro progetto, oltre a portare avanti l’impegno di mantenere quei bambini, prevede il completamento dei lavori di ricostruzione delle strutture danneggiate e la realizzazione di un impianto di depurazione dell’acqua.

Come si vive in Nepal?

I Nepalesi mi hanno colpito particolarmente perché sono un popolo pacifico e fatalista, che ha affrontato la tragedia che li ha colpiti con dignità e voglia di ripartire con la loro vita normale, devo dire piuttosto umile.

Di cosa hanno bisogno i bambini di Satbise?

La scuola che stiamo aiutando è una scuola privata che si occupa di bambini poveri e con difficoltà familiari, per cui vive principalmente delle donazioni che riesce a ricevere.

La pagina Facebook dell’associazione “Per i bambini di Satbise”

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