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La “pisanità” è un sentimento di amore che si può sviluppare anche a centinaia o migliaia di km di distanza. E non c’entra nulla il luogo di nascita o l’aver vissuto, o meno, all’ombra della Torre. Prendete ad esempio Davide Metta, membro del Club “Pisano al Nord”. Nato e vissuto a Sondrio, nel Nord della Lombardia, è “Pisano doc” grazie all’amore che gli ha trasmesso giorno dopo giorno suo padre. Trentasei anni, libero professionista, Davide vive a Cinisello Balsamo (Milano) con sua moglie, Valeria, e la loro piccola Martina (2 anni). In questa bella chiacchierata ci spiega diverse cose interessanti sull’amore per Pisa…

Davide, ci racconti qualcosa della tua famiglia?

Mio babbo, Mario, si è trasferito a Sondrio tra il 1958 e il ’59. Lui è nato a Marina nel 1937 ed ha vissuto fino a 21-22 anni a Marina. I suoi genitori però non erano marinesi, infatti Metta è un cognome pugliese. Mia mamma, invece, è valtellinese, di un paesino vicino a Sondrio.

Lo chiami babbo o papà? Come ti ha trasmesso la “pisanità”?

Io lo chiamavo babbo perché se lo chiamavo papà si arrabbiava. Parlo al passato perché purtroppo è mancato nel 2005. La “pisanità” me l’ha trasmessa portandomi tutti i mesi di agosto a Marina di Pisa, con le sue espressioni dialettali, i modi di dire, le battute e i racconti della sua infanzia a Marina. Poi quando mi ha fatto scoprire il Pisa Calcio mi ha colpito in pieno.

Ti piace Pisa? Cosa di più?

Purtroppo a Pisa non vado di frequente, l’ultima volta risale a gennaio 2014. Adesso ho in programma di andarci 3-4 giorni la prossima primavera, naturalmente scegliendo un periodo che coincida con una partita del Pisa. Come città mi piace molto, naturalmente il top è Piazza dei Miracoli ma anche i suoi lungarni sono stupendi.

Il tuo primo ricordo della città?

Il primo ricordo della città è la Torre, che è incantevole. Subito dopo l’Arena Garibaldi.

E di Marina di Pisa cosa mi dici?

Ci ho passato tutti i mesi di Agosto e alcune volte la prima settimana di Settembre fino ai 16-17 anni. Mio babbo voleva andare sempre lì al mare perché diceva che appena ci metteva piede era come rinascere una seconda volta. Poi aveva parecchi amici da rivedere, un fratello e due sorelle che abitavano a Marina e dintorni. Come paesino di mare mi piaceva: tranquillo, con un bel lungomare dove poter fare una bella passeggiata al fresco la sera, acqua abbastanza pulito, i giri nella pineta, che babbo conosceva come le sue tasche, quando il mare era mosso. Lo reputavo, però, più che altro un luogo di vacanze per famiglie, perché ai giovani non offriva molto. Infatti passate un paio di settimane cominciavo ad essere stufo: l’unica cosa che mi faceva rimanere era il sapere di poter andare allo stadio a vedere il Pisa.

C’è una parte di te che più senti toscana (o pisana)?

Per la parte di me più pisana non saprei. Credo di aver sempre pronta la battuta (che spesso la gente non capisce subito) e il prendere tutto con allegria. Mia moglie mi dice, ultimamente, che spesso sono un brontolone a cui non va mai bene niente: ecco, mio babbo era proprio un brontolone e grazie ai “Pisani del Nord” ho scoperto che molti di noi dicono che è il nostro principale difetto.

Ci puoi spiegare un po’ meglio il tuo lavoro?

Lavoro in un’azienda alimentare (Amadori). Faccio il rappresentante nella zona vicino a casa e mi occupo del settore dettaglio: macellerie, ristoranti, mense, bar, ecc.

Come te la cavi in cucina?

Lascio fare a mia moglie, anche se devo dire che a mezzogiorno me la devo cavare da solo, a casa, e in pochissimi minuti a disposizione. Diciamo che sopravvivo, soprattutto cucinandomi pasta o carne.

Piatto preferito?

Lasagne e cannelloni. Per rimanere sul “pisano” mi piace molto la torta co’ bischeri: un paio di volte l’ho preparata con mia moglie. E la mitica focaccina con la cecina.

I “Pisani a Nord” in trasferta a Verona
Che significa, per te, il club Pisani al Nord?

L’ho scoperto su Facebook a gennaio, appena il Pisa è stato acquistato da Corrado. È stato bello poter vedere finalmente le partite della mia squadra in compagnia di altri tifosi che, con il passare delle settimane, sono diventati miei amici. Abbiamo una maglia tutta nostra, organizzato trasferte, cene e per ultimo la giornata al ritiro di Storo. Tutte cose che fino a dicembre sognavo, vista la lontananza da Pisa.

Ricordi la prima volta all’Arena Garibaldi? Con chi eri?

Avevo sette anni ed era una partita di Coppa Italia: Pisa-Fiorentina, finì 4-2 per noi. Ero in Curva con mio babbo e mio cugino Valter.

Mi diresti il giocatore del Pisa che ti è rimasto nel cuore?

Mario Been, forse perché nella prima partita che andai allo stadio fece un gol su punizione bellissimo, proprio sotto la Curva. Degli ultimi anni ho apprezzato molto Nacho Castillo, direi uno degli attaccanti più forti che abbiamo mai avuto, un giocatore completo.

L’allenatore più forte che il Pisa abbia mai avuto secondo te chi è?

Dico Ventura, il primo anno in serie B con lui ci ha fatto direi “godere” nel senso calcistico.

E la partita che non dimenticherai mai?

Sicuramente la prima vista che ho visto, che ti ho detto prima. Però vorrei citarne altre due giocate contro l’Albinoleffe. La prima, finale playoff persa,  portai la mia futura moglie allo stadio per la prima volta. Rimase stupita a vedere 12000 pisani che avevano riempito lo stadio e cantavano a squarciagola. L’altra, invece, è del 2007, in serie B, con Ventura: vincemmo 3-2. La prima vittoria con mia moglie allo stadio, partita stupenda.

Da cosa è dipesa, secondo te, la retrocessione? Organico non all’altezza o cosa altro?

L’organico era all’altezza della situazione. Ci sono tanti fattori che hanno influito durante l’anno: la preparazione iniziale, gli infortuni, l’attesa dell’arrivo di una società seria. Messi insieme ci hanno fatto retrocedere. Anche se devo dire che da gennaio dopo gli 8-9 risultati consecutivi positivi ci avevo sperato, poi secondo me si è rotto qualcosa nello spogliatoio e anche Gattuso ci ha messo del suo.

Cosa servirebbe per risalire subito in B? Come ti sembrano gli acquisti sino ad ora?

Fino ad ora direi che ci siamo mossi bene. Negro, Carillo, Maltese e Di Quinzio sono tutti ottimi giocatori per la serie C. Se arrivasse Caturano sarebbe la ciliegina sulla torta, anche se credo che se dovesse rimanere Eusepi non ci deluderebbe. Per vincere nel calcio a volte però non basta solo la squadra forte ma anche tanti altri fattori: il gruppo, il mister, la fortuna. Ma posso aggiungere una cosa?

Prego…

Ti ringrazio di avermi concesso l’opportunità di raccontare come mai un ragazzo nato a Sondrio e mai vissuto a Pisa, abbia scelto di tifare Pisa praticamente da sempre, grazie al babbo, che è stato e sarà per sempre orgoglioso di avermi trasferito questa passione che aveva anche lui. E grazie anche ai Pisani al Nord che da gennaio non mi fanno sentire “solo” a Milano a tifare il nostro Pisa.

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