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Medico prestato alla politica, Ferdinando De Negri è il capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Pisa. Cinquantasette anni, lavora per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Ha sempre avuto nel sangue la politica, sin dai tempi del liceo. Se n’è allontanato per dedicarsi agli studi e alla professione, ma il richiamo è rimasto forte. Dal 2004 al 2012 è stato vice-presidente provinciale vicario delle Acli. Da alcuni anni è responsabile del Circolo sanità del Pd.

Come arriva la città alle prossime elezioni amministrative?

Spero che ci arrivi non indifferente ma desiderosa di partecipare all’elezione del sindaco che sarà chiamato a guidare la città nei prossimi cinque anni. E soprattutto che ci arrivi protagonista di un percorso condiviso nella presentazione e nella definizione dei programmi. Noi lavoreremo in questo senso: la Pisa del futuro vogliamo progettarla e costruirla insieme a tutte le anime che vivono e lavorano in città. Con una parola d’ordine: concretezza.

Che eredità lascia il sindaco Filippeschi?

Prima di tutto quella di una amministrazione che ha fatto tanto e ha già messo in piedi una progettualità che la prossima amministrazione avrà il compito di portare a compimento. La riqualificazione di gran parte del centro storico, l’avvio del Pisa Mover, la crescita dell’aeroporto Galilei e la conferma al top degli atenei della nostra città sono oggettivamente motivi di vanto.

Ci sono dei temi su cui potrebbero giocarsi le elezioni?

È indubbio che questo è un momento storico in cui temi come la sicurezza e la gestione dell’immigrazione sono sentiti in maniera particolare. Si possono affrontare in due modi: con gli slogan destinati a rimanere tali perché inapplicabili nella realtà o con soluzioni da condividere con chi, la città, la vive tutti i giorni e quindi categorie economiche, realtà sociali, associazioni di cittadini. Noi vogliamo percorrere questa seconda strada. Senza sconti, senza preconcetti e con grande determinazione e fermezza.

Dopo Livorno e Carrara il M5S potrebbe avere “fame” anche di Pisa. E forse anche la Lega, dopo il “laboratorio Cascina” potrebbe sognare il colpaccio… come vede queste due forze all’ombra della Torre?

Le due forze che ha citato sono unite da una volontà di fondo: essere “contro qualcuno” piuttosto che “per qualcosa”. In questa logica hanno dimostrato già in più occasioni di saper unire le forze, ma la domanda di fondo resta: programmaticamente quali sono le loro idee comuni? Se poi penso ai sindaci del M5S vedo quelli rinnegati come a Parma, commissariati come a Livorno, inadatti come purtroppo hanno dimostrato i tragici fatti di Torino o impegnati prima di tutto a fare e disfare nomine anziché a risolvere i problemi dei cittadini come a Roma. Ai cittadini lo chiedo molto apertamente: vogliamo questo per Pisa?

In quali condizioni si trova il centrosinistra?

Il punto è semplice: quando si è uniti si vince, quando ci si divide tra di noi perdiamo o comunque siamo più deboli. Io sono convinto che a Pisa ci siano le condizioni per trovare un programma e una candidatura unitaria che tenga insieme tutto il centrosinistra e le forze civiche della città. Per farlo, sia chiaro, veti, personalismi e preconcetti devono lasciare il posto a un obiettivo comune che sia più alto e collettivo. Questo è il nostro obiettivo ed è quello che si aspettano i nostri elettori. Non credo nessuno voglia deluderli.

E il centrodestra?

Non sono io a poter dare giudizi in casa d’altri. Ma come dicevo prima sono bravi a sembrare tutti d’accordo pur avendo al loro interno posizioni diametralmente opposte su tanti temi cruciali.

Il dibattito politico nazionale inciderà sul voto locale?

Non credo, o almeno non troppo. Anche le recenti amministrative ci dimostrano che a livello locale entrano in gioco altre dinamiche. Il sindaco è la figura istituzionale che più delle altre viene avvertita come ‘vicina’ da parte dei cittadini. Per questo sono convinto che sarà molto importante la scelta del candidato e il programma che saprà offrire agli elettori.

Che vuol dire oggi essere per il Pd?

Vuol dire essere parte di una grande comunità di donne e di uomini che è unica nel suo genere. Provi a girare per le Feste dell’Unità di questi giorni e mi dica se un altro partito può contare su volontari straordinari come i nostri? Non di meno vuol dire essere stati protagonisti di una stagione in cui, al netto delle troppe polemiche interne, siamo stati in grado di dare risposte concrete su temi che erano nell’agenda del centrosinistra da anni ma erano rimasti teoria: i diritti civili, il ‘dopo di noi’, il precariato nella scuola, gli investimenti sul sociale, sui giovani e sulle periferie, la riduzione delle tasse, la legge sui vaccini e spero, presto, anche lo ius soli. Resta ancora tanto lavoro da fare ma sono e resto convinto che non possa esistere in Italia un centrosinistra riformista e di governo senza il Pd.

Qual è il difetto più grande dei pisani?

La dico così: siamo talmente orgogliosi della nostra città che a volte finiamo per essere anche troppo campanilistici. Chi ha la fortuna di vivere in una città come la nostra non deve volersi chiudere ma piuttosto aprirsi al mondo.

E il pregio?

Essere pisani, ovviamente. Anche per chi, come me, non ci è nato, ma vive e lavora a Pisa da tanti anni: Pisa è anche questo, è una città fatta di persone che provengono da tutta Italia, attirati dalle bellezze e dalle opportunità che essa offre in tanti ambiti.

Proviamo a fare un gioco. Si sveglia tra un anno ed è sindaco di Pisa. Mi dice la prima cosa che farebbe appena insediato?

Premetto che alla fine di questo mandato considero conclusa la mia esperienza in consiglio comunale e vorrei tornare a dedicare più tempo alla mia professione di medico. Comunque non mi sottraggo al gioco…

Prego…

Porterei tutta la giunta in una piazza del centro per farla conoscere ai cittadini. Il sindaco e gli assessori hanno il dovere di essere prima di tutto persone tra le persone. E quindi farsi vedere, farsi conoscere e riconoscere e ascoltare tutti. Sarebbe un bel modo per cominciare cinque anni di lavoro da fare tutti insieme.

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