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Nel 2018 i cittadini di Pisa saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco. In attesa di capire chi correrà per la poltrona di Palazzo Gambacorti, facciamo una rapida carrellata sulle forze che si diedero battaglia nel 2013. Prima di tutto ricordando un dato molto interessante. Nel 2013 votò il 55,77% degli aventi diritto. Una percentuale decisamente bassa, tenuto conto che alle precedenti Comunali, nel 2008, era stata del 79,8% al primo turno (al 56,3% al ballottaggio).

Sala delle Baleari

Marco Filippeschi si impose al primo turno con il 53,51% dei consensi, pari a 20.835 voti. Se andiamo a vedere nel dettaglio, il grosso gli arrivò dal Pd, con il 38,68%. A seguire “In Lista per Pisa”, con il 7,06%, Sel (5,24%), Riformisti per Pisa (4,90%) e Idv (0,84%).

Molto deludente fu la prestazione del centrodestra, che pagò in modo pesante la spaccatura sul candidato sindaco. L’ex senatore Franco Mugnai, sostenuto da Pdl, Lega e La Destra, chiuse con il 12,58% (Pdl 10,72%, La Destra 1,44%, Lega 0,35%). Invece l’ex coordinatore cittadino del Pdl, Diego Petrucci, sostenuto dalla lista civica Noi adesso Pis@) (6,08%) e da Fdi (2,80%) portò a casa il 9,97%. Se anche i due candidati avessero sommato i loro voti il centrodestra non sarebbe andato oltre il 22,55%. Dieci punti in meno rispetto al 2008, quando le liste che sostenevano Patrizia Paoletti Tangheroni avevano preso il 32,4%.

Valeria Antoni, del Movimento 5 Stelle, prese il 10,52%. Francesco “Ciccio” Auletta, con la Lista civica “Una città in Comune” (4,77% e Rifondazione comunista (2,93%) ottenne nel complesso l’8,08%.

Chiudevano l’elenco quattro candidati che raccolsero soltanto le briciole, senza riuscire a portare a casa neanche un consigliere comunale: Carlo Lazzaroni (Udc) 1,79%; Salvatore Montano (Pdci) 1,46%; Mario Biasci (Avvenire per Pisa) 1,44%; Emanuele Guidi (Giovani per le istituzioni) 0,61%.

Da quando c’è l’elezione diretta a Pisa (la prima volta nelle Comunali del 1994) il centrodestra ha raggiunto il massimo risultato, arrivando al ballottaggio, in due occasioni. Nel 1998, con Carlo Alberto Dringoli (34,4%), che costrinse al secondo turno Paolo Fontanelli (48,3%), vinto poi da quest’ultimo con il 56,6%; la seconda volta nel 2008, quando Patrizia Paoletti Tangheroni (32,4%) negò il successo al primo turno a Marco Filippeschi, fermatosi al 47,4%. Filippeschi poi brindò alla fascia tricolore ottenendo il 53,1% al ballottaggio.

Il centrodestra complessivamente non è mai andato oltre il 35%. Nel 1994, quando fu eletto sindaco Piero Floriani (53,18%), il candidato del Polo, Marco Tangheroni, si fermò al 31,2%. Un altro candidato “centrista”, il popolare Stefano Bottai, ottenne il 7,70%. Per un esercizio di pura statistica rileviamo che se le due forze avessero potuto sommare i loro voti avrebbero sfiorato il 39% al primo turno, il risultato più alto mai ottenuto dall’opposizione al primo turno. Ovviamente la politica non si fa solo con il pallottoliere.

Cosa accadrà nel 2018? La politica locale riflette ovviamente quella nazionale. Ma tiene conto anche delle dinamiche cittadine e delle precedenti esperienze amministrative. Due la variabili da tenere sotto stretta osservazione: il Movimento 5 Stelle, che dopo Livorno potrebbe ambire alla “doppietta toscana”; la Lega, che pur partendo da una base molto piccola, potrebbe sfruttare il “laboratorio” della vicina Cascina, dove nel 2016 Susanna Ceccardi ha mandato in soffitta l’egemonia della sinistra, conquistando il Comune dopo 70 anni di giunte di sinistra. Ovviamente conteranno anche le qualità dei candidati a sindaco (o almeno vogliamo sperarlo) e incideranno le eventuali spaccature in seno agli schieramenti.

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