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È stato lui a dare l’annuncio della “liberazione” a una città che dopo mesi di battaglia era ormai allo stremo. Con una telefonata a “50 Canale” disse ad Aldo Orsini: “È fatta”. Da quella fredda sera del 22 dicembre 2016 Francesco Fasulo, 45enne commerciante di Milano, per i tifosi del Pisa è diventato una leggenda vivente. Quella sera, tornato a casa, riceve su Facebook tremila messaggi e 500 richieste di amicizia. Tutti i tifosi gli stringono virtualmente la mano e lo abbracciano, lo vogliono conoscere e ringraziare per quel suo annuncio. Dopo qualche giorno, mentre si trova a Pisa per le feste di fine anno (sua moglie è pisana), in una pizzeria lo salutano e ringraziano. E quelle sue due parole, girate sotto forma di domanda, diventano un tormentone: “Francesco, è fatta?”. Lo abbiamo incontrato di recente, al mitico pub Geko di Milano, dove si ritrovano i “Pisani al Nord”, per porgergli alcune domande.

A Pisa ormai sei conosciuto e ben voluto da tutti. Cosa ti dicono?

Ormai ho cucita addosso la frase che dissi al telefono ad Aldo Orsini, nel corso della telefonata in diretta a “il Nerazzurro”, che indicava che il Pisa finalmente era stato venduto: “È fatta!”. Dopo pochi giorni, il 31 dicembre, mi trovavo in una pizzeria di Pisa e diverse persone mi si avvicinarono chiedendomi se fossi davvero io quel Francesco che aveva dato a tutti la notizia tanto attesa.

Ci puoi raccontare com’è andò quella serata di dicembre?

Seguivo da mesi il gruppo su Facebook “Io sto con Ringhio”. Molti dicevano che la chiusura della trattativa era imminente e sarebbe avvenuta a Milano. Quando uscì il nome del notaio, Angelo Giordano, andai a controllare e scoprii che ce n’erano due con lo stesso nome: uno a Brera, l’altro in piazza della Repubblica. Dopo alcune veloci verifiche, capisco che quello giusto doveva essere il secondo. Così mi reco sul posto, non distante da casa mia, e trovo alcune persone: Alessio Forconi, il giornalista Salvatore Ciotta, un collaboratore di Gianluca Di Marzio, l’esperto mercato di Sky Sport e, paradossalmente, un tifoso del Messina. Li saluto ed ho la conferma che era il posto giusto. Di corsa vado a prendere mio figlio Giacomo, che voleva esserci a tutti i costi, e torno sul posto. La soddisfazione più grande l’abbiamo avuta quando Giuseppe Corrado, uscendo dal portone dello studio del notaio, ci ha detto: “Ho messo due volte il cappotto addosso per andarmene via, poi vi ho visto sotto, per strada, ed ho capito quanto fosse grande l’amore per il Pisa, anche a grande distanza”. Un ricordo meno bello, invece, ce l’ho di un personaggio che, uscendo, si rivolge a noi con queste parole: “Voi siete contenti di non vederci più. Ma anche noi”. Rivolgendomi agli altri chiesi: “Ma chi c… è questo?”. Mi risposero che era l’avvocato Vincenzo Taverniti, braccio destro di Fabio Petroni.

Francesco Fasulo e Aldo Orsini (50 Canale)
Ma la telefonata a 50 Canale come nasce?

Giovanni, figlio di Giuseppe Corrado, era sceso dallo studio del notaio per parlare un po’ con noi tifosi. Ci aveva rassicurato: “Si fa, si fa”… Poi qualche battuta sul calciomercato e i nomi di cui si parlava all’epoca: (“Cassano non viene. Per Ganz è difficile ma ci proviamo”). Sui social network però vedevamo che il Pisa in pratica era già fallito, che ormai era persa ogni speranza e non c’era più nulla da fare. Non ci capivamo nulla, perché a noi sembrava che le cose stessero andando diversamente da come venivano raccontate. A quel punto esce di nuovo Giovanni Corrado, ci vede e gli chiediamo: “Allora?”. Lui ci risponde così: “Un cicinino e vedrai che ce la facciamo”. Chiamo al telefono 50 Canale e gli spiego ciò che sto vedendo: “Siamo testimoni che qua, sotto lo studio del notaio, non c’è nessuno che dice che la trattativa sta fallendo”. A quel punto esce Andrea Abodi (presidente Lega serie B, ndr) con un sorriso grande come una casa. Gli chiediamo: “È fatta?”. E lui: “Sì, sì, è fatta”. Ma per ovvie ragioni non vuole parlare con la stampa. A quel punto arriva Giovanni. Gli passo al telefono Orsini e lui conferma la notizia: “Potete essere contenti, Aldo, abbiamo comprato il Pisa”.

Francesco Fasulo con Giuseppe Corrado
Da quel momento sei diventato famoso in tutta Pisa…

Me ne sono accorto dopo qualche ora. Avendo il telefonino completamente scarico, infatti, poco prima che arrivasse il momento clou ero corso a casa per farmi prestare quello di mia moglie. Poi arriva la notizia della vendita del Pisa, la telefonata a 50 Canale e la grande festa dei tifosi nerazzurri. Tornato a casa, riaccendo il mio cellulare e mi accorgo delle centinaia e centinaia di messaggi e richieste di amicizia. Più di 1500 persone mi hanno contattato per ringraziarmi e salutarmi con grande affetto. Davvero emozionante. Il giorno dopo mi chiamarono i giornali di Pisa: La Nazione, il Tirreno, Pisa Today. Ricordo ancora cosa mi disse Aldo Orsini: “Martedì vieni a Pisa in trasmissione, ti vengo a prendere io alla stazione con la mia macchina”.

Come nasce l’idea del Club “Pisani al Nord”?

Dopo quella mitica serata mi chiama l’amico Michele Vitagliano, super tifoso del Pisa trapiantato a Milano per motivi di lavoro, e mi dice: “Dopo Natale ci incontriamo e facciamo un club”. Così è stato: ci siamo trovati in una pizzeria di Milano con Alessio Forconi, Maurizio Bertelli, Michele Vitagliano e Cristiano Accolla. Abbiamo scattato una foto e siamo finiti sul Tirreno. Io ho proposto come ritrovo un pub dalle mie parti, il Geko, dove trasmettevano le partite di Sky sul maxi schermo. Abbiamo chiesto al gestore di far vedere anche la serie B e lui ci è venuto incontro. Direi che non si è pentito per la spesa in più sostenuta per aggiungerla all’abbonamento, visto che gli abbiamo riempito il locale diverse volte. La prima partita che abbiamo seguito tutti insieme è stata Pisa-Ternana, finita con una vittoria grazie a un bellissimo gol di Gatto.

Avete organizzato delle trasferte?

Per molti di noi è già una trasferta andare all’Arena Garibaldi, e quasi sempre una nostra rappresentanza ha raggiunto Pisa per le gare interne. La prima trasferta era in programa a Novara, il 28 gennaio. Era tutto pronto, compreso lo striscione appena realizzato, con la scritta “Pisani al Nord”. Ma la trasferta salta in segno di rispetto nei confronti della tifoseria della Curva, che aveva deciso di boicottare la partita come protesta dopo i Daspo comminati ai tifosi nerazzurri per la gara Pisa-Brescia, giocata sul campo neutro dell’Empoli. Così, sia pure con l’amaro in bocca, abbiamo decido di rinviare il nostro battesimo, e ci siamo ritrovati al Geko. In quell’occasione abbiamo avuto due ospiti speciali: il giornalista Ivan Zazzaroni, che è venuto apposta per noi dopo essersi affezionato alle sorti della nostra squadra, e da Pisa ci ha raggiunti Andrea Bertolini, grandissimo tifoso e fondatore dell’Ivan Zazzaroni Fans Club. È stata una bellissima giornata conclusasi con un 1-1 rocambolesco, ottenuto con un gol al 94′ che ci ha fatto esultare come fossimo allo stadio.

Cosa fa ora il Club Pisani al Nord?

Dopo questo esordio spumeggiante ci siamo organizzati sempre di più: abbiamo realizzato una pagina Facebook che conta circa 300 iscritti e un gruppo Whatsapp che ci permette un dialogo continuo con tutti gli iscritti. Abbiamo fatto delle magliette e siamo andati in trasferta a Verona, Brescia e Vicenza. Poi, ovviamente, abbiamo continuato a seguire il Pisa al Geko e, chi poteva, è andato diverse volte all’Arena portando il nostro striscione. Ma c’è un aneddoto che mi farebbe piacere ricordare…

Dimmi pure…

Diversi tifosi del Pisa, a Milano perché, per lavoro, erano impegnati al Salone del Mobile, sono venuti al Geko a seguire la partita Perugia-Pisa. Grandissima serata, partita in malo modo perché sotto di due gol dopo pochi minuti. Poi siamo riusciti a pareggiare ed è stata grande festa. Due salette del pub erano piene zeppe di tifosi del Pisa. Quella sera si giocava il ritorno della semifinale di Coppa Italia fra Roma e Lazio. Al pub c’erano anche dei tifosi delle due squadre della Capitale, ma erano in stretta minoranza. Il Geko, infatti, era tutto nerazzurro. Un altro giorno sono venuti altri tifosi del Pisa, a Milano per festeggiare una laurea. Ormai siamo diventati un punto di riferimento per chi per svariati motivi si trova al Nord ma ha Pisa nel cuore. Una cosa che ci fa davvero molto piacere.

Progetti futuri?

Continuare a seguire il Pisa, in qualunque serie, evitando di confondere i ruoli. Noi tifiamo il Pisa ma vogliamo rispettare la società e i suoi dirigenti. Desideriamo anche dare un contributo attivo alla nostra squadra, segnalando le migliori giovani promesse del Nord per il settore giovanile.

La retrocessione purtroppo segna una nuova pagina amara per i tifosi. Lei cosa si sente di dire al presidente?

Nonostante tutto gli sono grato per non aver esonerato il mister Gattuso. Nel calcio, così come nella vita, non deve esserci per forza una colpa se le cose non vanno così si vorrebbe. A volte c’è qualcuno che è più forte di te e che merita di più.

La cosa più bella di Pisa, a parte la Torre e Piazza dei Miracoli?

La Luminara mi piace tantissimo. È uno spettacolo unico, forse troppo poco conosciuto al di fuori di Pisa. Poi anche Piazza dei Cavalieri.

Ti piacerebbe vivere a Pisa?

La mia è una storia particolare. Sono nato a Roma da mamma bresciana e padre meridionale. Vivo a Milano da quando avevo tre anni. Di fatto sono milanese. Eppure mi piacerebbe molto vivere a Pisa. Credo ci sia un altro stile di vita, meno stressante e più a misura d’uomo. Vorrei precisare che vivo bene anche qui, a Milano. Ovviamente sento forte la pressione di mia moglie, una pisana venuta al Nord quando aveva trent’anni, per motivi di lavoro. Lei ha ancora tanti amici e legami forti con Pisa. Quindi vorrebbe tornare a vivere nella sua città.

Mi sapresti indicare un pregio e un difetto dei pisani?

Sono travolgenti in tutti e due i casi, sia in positivo che in negativo. I pisani forse sono un po’ troppo brontoloni, ma a me piace il fatto che siano così sanguigni e umani. Hanno molte meno sovrastrutture di tanti altri posti d’Italia.

Da quando tifi per il Pisa?

Quando ero ragazzino avevo un amico, qui a Milano, che tifava per il Pisa e ci parlava sempre degli stranieri della squadra di Romeo Anconetani: Paul Elliot e Mario Been. Noi un po’ lo prendevamo in giro, abituati ad altri nomi: Gullit, Van Basten, Matthaus, Brehme. Ma è stato grazie al lui che ho iniziato a seguire con simpatia le sorti del Pisa e ad apprezzare i tifosi nerazzurri.

La tua prima partita all’Arena?

Derby contro il Livorno, 26 marzo 2001, in serie C. Una partita che non potrò mai dimenticare: dopo un rigore fischiatoci contro, Protti calcia e segna ma dopo poco scatta una clamorosa contestazione dei pisani, che lanciano centinaia di seggiolini e sacchetti della spazzatura in campo. La partita viene sospesa e finisce con la sconfitta a tavolino (0-2) per il Pisa. E ricordo bene che quella gara era nella schedina del Totocalcio.

C’è qualche battuta o aneddoto su Pisa che ti ha divertito in modo particolare?

C’è una frase che mi fa ridere e riflettere, è un po’ volgare ma la dico lo stesso: “Ti cacherei alla Meloria per non vederti più”. Mi colpisce perché racchiude l’evento storico, drammatico, della battaglia della Meloria. E poi perché indica in modo ironico un classico toscanismo… l’uso dell’ironia per esprimere un concetto serio, ma senza voler esagerare. Anzi, buttandola sulla risata per stemperare gli animi. Non dice “ti manderei all’inferno” ma “alla Meloria”. Anche questa è pisanità. Mi piace, mi affascina il senso forte di appartenenza, l’ironia nell’affrontare la vita. Anzi, mi viene in mente un’altra frase che mi fa morire dal ridere… posso dirla?

Certo, prego…

Quando uno sta per morire a volte a Pisa si sente dire questa frase: “Ce n’ha per tre caate…”. A Pisa si ironizza persino sulla morte, l’evento forse più drammatico per noi esseri umani. Ma, in fondo, si può scherzare e sdrammatizzare anche su questo. Si può essere ironici e taglienti persino nei momenti più tragici della vita.

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